domenica 18 dicembre 2011

Siete ignoranti digitali? È arrivato il momento di nasconderlo

Il computer HP 9830A Tecnologia digitale del 1970
Ascolto tutte le domeniche Black Out - Radio2 e mi piace. Però, quando possibile, ho preso l'abitudine di protestare ogni volta che sento manifestazioni di ignoranza digitale, piuttosto diffuse fra i conduttori delle trasmissioni di Radio 2. Ho comprato il mio primo computer nel 1985 (ventisei anni fa) e posso dire che il digitale non è una strana novità ma è una cosa vecchia. Credo che in Europa solo in Italia il digitale continui ad essere presentato come una strana novità di cui diffidare.

Il monologo di Enrico Vaime domenica mattina 18 dicembre 2011 sarebbe stato d'attualità nel 1995. Oggi quel monologo e la complicità che sottintende fra "non digitali" è purtroppo solo la dimostrazione di quanto è arretrato il nostro paese.

Ad esempio, il caso raccontato nel monologo, la sceneggiatura scomparsa "schiacciando un tasto", non è un incidente o una prova della fragilità del digitale: è, purtroppo, solo una dimostrazione di inconsapevole ignoranza e incompetenza. Se "schiacciando un tasto" il documento sparisce, è solo la prova che non hai fatto nessuna copia di sicurezza. Colpa tua, come partire in auto per il deserto con il serbatoio in riserva.

L'ignorante digitale non se ne rende conto, ma è esattamente come dire: - "Non mi fido di questa novità del gas in casa: un mio amico s'è fatto le uova al tegamino e ha incendiato la cucina". Oppure: - "Non mi piace questa novità dell'automobile: ho fatto guidare mio figlio di otto anni e ci siamo schiantati contro un muro".

In tutti e tre gli esempi (sceneggiatura perduta, incendio in cucina e incidente col figlio di otto anni alla guida) si tratta di ignoranza e incompetenza, non di problemi specifici dello strumento.

Essere ignoranti digitali non è una colpa e può essere una libera scelta, come non guardare la tv, non prendere la patente o decidere di non leggere libri. Però, come nel caso non leggere libri, nel 2011, a quasi quarant'anni dall'invenzione del personal computer, sarebbe meglio vergognarsene e nasconderlo, invece di esserne beffardamente orgogliosi.

mercoledì 14 dicembre 2011

Il governo ammette l'accordo sottobanco sulle Frequenze TV



Questo scambio di battute fa il paio con le dichiarazioni di Luciano Violante alla Camera nel 2003, che dimostrano quanto il problema televisivo sia centrale nella politica italiana (con un conflitto di interesse che riguarda, oltre a Silvio Berlusconi, anche tutti i principali partiti e la loro lottizzazione in ambito Rai).

giovedì 8 dicembre 2011

"Uaired, il settimanale di novità e uaifai"

Ascolto spesso "Il ruggito del Coniglio" su Radiodue. È una trasmissione storica di quella rete radiofonica Rai, ed è molto divertente. Stamattina hanno parlato di Wired, ma facendo la solita manfrina di quelli che non capiscono niente di tecnologia, tipica di molti giornalisti e persone di spettacolo italiane sopra i quaranta e i cinquanta.

Il problema è che veramente non ne capiscono niente. Hanno definito Wired "il settimanale (!) che parla di novità tecnologiche (vabbè...) e Wi-Fi(?!), il settimanale che tutti leggiamo senza capire niente".

Nella stessa mattinata Chiara Gamberale ha detto "adesso lo mettiamo su Facebook, anzi lo "postiamo", scusate non conosco bene la terminologia di queste nuove modalità di comunicazione" e successivamente altri giornalisti si sono stupiti del fatto che Mario Monti avesse usato il termine "firewall" (un termine tecnico che io ho letto per la prima volta nel 1993 su un articolo di Scientific American su Internet, un termine che oggi è strano per chi si occupa di Internet come "acceleratore" per chi ha la patente di guida)

L'ignoranza informatica è elegante.
Le battute erano anche divertenti, però, per chi conosce Wired e per chi usa Internet da anni, non può non colpire la grossolana incompetenza ostentata da "lavoratori dello spettacolo e dell'editoria" che invece dovrebbero essere ben più competenti in fatto di comunicazione digitale. La crassa ignoranza di Bruno Vespa in tema di Internet, oppure le continue manifestazioni di incompetenza informatica di Fabio Fazio in tv sono diventate intollerabili. Se sono ignoranti, almeno lo nascondano.

Ora, se un cabarettista per il suo numero crea il personaggio dell'ignorante informatico può essere divertente. Ma se un alto numero di giornalisti e autori radiofonici e televisivi ostentano incompetenza informatica come se Internet e le nuove tecnologie fossero novità astruse emerse da poche settimane, è arrivato il momento di dire loro che sono, appunto, degli incompetenti.

Oggi, salvo eccezioni motivate da speciale talento, non è possibile occuparsi di tv, radio, giornalismo senza essere conoscere Internet, i social media, i rudimenti del blogging e le tecnologie digitali.

Ragazzi, è ora di dirlo chiaro: chi non conosce le basi di Internet è un ignorante. E in certi casi essere ignoranti è una colpa, come nel caso di buona parte di quel 60% di italiani che si informa esclusivamente guardando la tv.

domenica 30 ottobre 2011

L'arte è figlia delle tecnologia

Siamo abituati a pensare all'arte come ad un'espressione assoluta: l'artista rielabora la realtà e la rappresenta in base al suo sentimento.

In realtà l'arte è figlia della tecnologia. Ad esempio:


  • L'impressionismo ebbe sviluppo anche grazie all'industria chimica (prima in modo artigianale, poi in modo autenticamente industriale) che ha inventato il modo di produrre in serie i tubetti di colore. Senza il colore in tubetti, facilmente trasportabili, il pittore impressionista che dipinge "quello che vede" probabilmente non sarebbe mai esistito. Prima del tubetto di colore, i colori dovevano essere prodotti a mano dall'artista stesso, e la produzione dei colori necessari faceva parte della progettazione del quadro.
  • Il romanzo ottocentesco senza la stampa non esisterebbe e non sarebbe mai esistito. Charles Dickens avrebbe potuto produrre il Circolo Pickwick, Oliver Twist e David Copperfield senza un'industria editoriale in grado di stampare e distribuire commercialmente le puntate in tutta l'Inghilterra? Prima della stampa le opere di narrativa erano scritte per essere recitate: poesie, poemi, commedie e tragedie. Solo dopo l'invenzione della stampa nasce il romanzo in prosa.
  • Il linguaggio cinematogafico potrebbe esistere senza l'invenzione della fotografia e il lavoro dei fratelli Lumiére? E il digitale non sta modificando il linguaggio del cinema?
  • La soap opera potrebbe esistere senza la tecnologia televisiva?
  • Jackson Pollok avrebbe inventato l'action painting senza la disponibilità delle lattine commerciali di vernice? Anche lui, se avesse dovuto fabbricarsi da solo i colori, probabilmente avrebbe seguito altre vie.
  • Anche i graffiti primitivi nelle grotte sono figli della tecnologia. Se gli anonimi artisti primitivi che hanno dipinto bisonti, antilopi e altri animali nelle grotte di tutto il mondo non avessero imparato la tecnica di realizzare i pigmenti, come avrebbero fatto a realizzare le loro opere? E per quale motivo oggi in Europa nessuno dipinge nelle grotte? Per due semplici motivi: perché non viviamo più nelle grotte, e perché l'artista ha a disposizione Photoshop e Youtube.
  • Oggi l'arte è figlia del digitale e di Youtube. Il digitale consente cose che l'acquarello e la pittura ad olio non consentono (e viceversa).
Questi esempi sono semplificazioni, perché ovviamente i diversi movimenti artistici e le diverse modalità tecniche di espressione dipendono anche da altri fattori storici, culturali e umani. Però la tecnologia ha un ruolo importante e spesso sottovalutato nella genesi dell'arte, da quella più pura a quella più commerciale.

venerdì 21 ottobre 2011

Copywriting




Se vuoi esser convincente,
metti un testo accattivante.
Con un testo emozionale,
il tuo annuncio non ha eguale.
Fa' il lavoro in tutta fretta,
dai produci sta frasetta.
Fai contento il tuo cliente,
il lavoro è sempre urgente.

mercoledì 5 ottobre 2011

Lezioni di Giornalismo (28) - Non è necessario essere disinformati per scrivere sul Tempo. Però aiuta

L'importante giornalista Alberto Di Majo, di fronte alla prospettiva di chiusura di Wikipedia in conseguenza del disegno di legge cosiddetto "Anti intercettazioni", afferma dalle pagine del prestigioso quotidiano cartaceo Il Tempo che la Treccani "è meglio di Wikipedia", usando argomentazioni che sono state smentite, tanto per dire, dalla BBC ben sei anni prima della scrittura del suo articolo.

Mica male come esempio di totale ignoranza di quel di cui scrive.

Molti commenti online al suo articolo (scritti da lettori che conoscono Internet meglio dell'autorevole giornalista) sono spassosissimi.

[Le altre Lezioni di Giornalismo qui]

martedì 27 settembre 2011

Alberoni, Eco, Scalfari. I blogger del secolo scorso

Francesco Alberoni ha cessato la sua collaborazione con il Corriere della Sera. Ha subito firmato un contratto con il Giornale per un'analoga rubrica settimanale.

Francesco Alberoni, Umberto Eco ed Eugenio Scalfari (in ordine alfabetico) hanno una cosa in comune: sono i blogger del secolo scorso. Tutti e tre tengono una specie di blog, chi in prima pagina di un quotidiano, chi in ultima di un settimanale, tutti e tre in modo più distante, professorale e inefficace rispetto a un vero blog.

Se ci fate caso talvolta si citano e dialogano fra loro, inoltre qualche volta rispondono e dialogano con i lettori o con terze persone che hanno fatto osservazioni su articoli già usciti.

Tutte e tre non hanno ancora avuto la lungimiranza di trasformare i loro editoriali in un vero blog, affidando eventualmente il lavoro a collaboratori di fiducia. Eppure non ci vorrebbe molto per arrivarci.

martedì 26 luglio 2011

Da Bad Avenue, l'ultima puntata di Advertasia

Il primo e per ora unico guest poster di  Scrittore Freelance non ha volto ma ha un blog, il più temuto del mondo della pubblicità, Bad Avenue. Questo post fa parte del progetto Web Refugee.

Advertasia IV (ultima puntata) 
di Brando Naufrago.


Parto da Advertasia con tanti dubbi e una certezza. Non so cosa potrebbe salvare l'isola, ma mi era chiaro cosa potrebbe condurla alla rovina. La minaccia che incombe sul futuro di Advertasia, non proviene dal mare, né dal cielo, ma dall'isola stessa.

Alcuni isolani degeneri, infatti, non solo non sono Creativi, ma al contrario sono Distruttivi. Questi non sapendo creare non possono far crescere Advertasia, pertanto la stuprano e la mutilano arricchendosi della sua rovina.

I Distruttivi abitano Advertasia, ma  avrebbero tranquillamente potuto vivere e farsi strada sulla Terraferma. E poiché sanno che nella creatività non potranno mai eccellere, dunque la loro ossessione è il danaro e il potere.

Non sanno creare legami i Distruttivi, se non col danaro. Il loro successo sta nell'apparenza, poichè apparire è l'unica cosa che bramano. Alcuni di loro sono Uomini Grigi, altri si confondono tra i Creativi, ma è possibile distinguerli grazie a una regola molto semplice: "chi non fa, distrugge".

Per cui, quando su Advertasia capita di imbattersi in qualcuno che non fa niente per far crescere l'isola, ma convoglia tutti i suoi sforzi nel depredarla a suo vantaggio, quello è un Distruttivo. Quando un Creativo si fregia di essere tale senza tentar nemmeno di cercare nuove strade, quello è un Distruttivo. Quando uno dice che nulla si può cambiare, quello è un furbo e un impostore, oltre che un Distruttivo.

Così, mentre il mare inghiotte il sole, parto dall'isola sapendo solo poco di più di quando sono arrivato. Quello che so è che qui c'è chi fa e chi distrugge, e ho imparato a distinguerli. Ma ho conosciuto anche un pugno di uomini valorosi, tanto innamorati dell'isola da volerla salvare, tanto folli da poterlo fare. Saranno quelli come loro a trovare nuove strade, a stupire, ma soprattutto a ri-creare.


Saluto con la mano un isola ancora meravigliosa

Brando Naufrago

Le puntate precedenti sono qui.

Lezioni di giornalismo (27) Hacker = Wikileaks

Ennesimo esempio di "semplificazione" giornalistica (che in questo caso coincide con cialtroneria): tutte le volte che si parla di crimini informatici e di spionaggio, tirare in ballo Wikileaks, come il Fatto Quotidiano in questo caso di spionaggio informatico.

In realtà Wikileaks ha sempre pubblicato documenti ricevuti da fonti esterne, le quali (in genere) avevano legittimo accesso ai documenti stessi e, semplicemente, non potevano diffonderli esternamente. In altre parole Wikileaks s'è sempre comportato più o meno come Carl Bernstein e Bob Woodward del Washington Post nei confronti dello scandalo Watergate: una fonte anonima forniva i documenti, e loro pubblicavano. Ma i giornalisti si sono ben guardati (giustamente) dal pagare qualcuno per scassinare cassaforti o craccare sistemi informatici.

Qui le altre Lezioni di Giornalismo.

lunedì 25 luglio 2011

Il coraggio degli altri

Vittorio Feltri va a fare l'analisi del capello per trovare un difetto qualsiasi attribuibile alle vittime della strage di Oslo (condannati da Feltri per scarso "rambismo" e insufficiente "solidarietà kamikaze") e poi la destra storica italiana può vantare governanti coraggiosissimi come la Famiglia Savoia e il Grande Dittatore che, vedendo la mala parata, alla fine della II Guerra Mondiale fuggono a precipizio non davanti al nemico, ma davanti alla prospettiva del nemico.

Con Vittorio Sciaboletta Emanuele peraltro recidivo, visto che aveva avuto paura persino della Marcia su Roma, coraggiosamente condotta in vagone letto dal futuro Grande Dittatore e futuro fuggiasco (due volte, prima dal Gran Sasso, poi dalla Repubblica di Salò).

Martedì 24, ultima puntata di Advertasia, in prima serata

Martedì 24 luglio 2011, in prima o in seconda serata, con italiana indeterminazione, apparirà qui la quarta e ultima puntata dell'avvincente fiction Advertasia, prodotta da Bad Avenue. Riusciranno a salvare l'isola, oppure gli abitanti di Advertasia sono condannati a suicidarsi per cannibalismo gerarchico? Lo sapremo qui con la puntualità di Trenitalia, nel giro di 24 o 36 ore, mezzora più, mezzora meno.

Qui le puntate precedenti.

mercoledì 20 luglio 2011

Quando il saggio indica la luna gli italiani fanno la radiografia del piede

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

In Italia, quando il saggio indica la luna, l'italiano si domanda:

  1. Cosa ci guadagna il saggio?
  2. Perché gli indica proprio la luna?
  3. Chi c'è dietro?
  4. Ma il saggio da che famiglia viene?
  5. Per chi vota?
  6. Va a messa?
  7. Se guardo la luna, a me cosa me ne viene?
  8. È la stessa luna che ho già visto l'altra sera?
  9. Chi mi garantisce che è proprio la luna?
  10. Perché me la indica proprio a me?
  11. Non sarebbe meglio se si facesse gli affari suoi?
E nel frattempo, la luna è tramontata.

Stress test alle banche italiane

Stress test alle banche italiane:
"Ragazzi, ricordatevi che siete al servizio di clienti e consumatori"
"AAAAAH!!"

martedì 19 luglio 2011

Chi è Spider Truman? Forse non esiste, forse è Gianfranco Mascia del Popolo Viola

Sembra che il fantomatico Spider Truman sia un'operazione messa in piedi da Gianfranco Mascia del Popolo Viola. Scrivo "sembra" perché l'articolo del Fatto Quotidiano linkato da Valigia Blu è molto più vago nell'indicare Gianfranco Mascia come autore del blog I segreti della Casta di Montecitorio, che infatti ha smentito su Wired.

Resta il fatto che è stato, ancora una volta, provato sul campo questo modello di comunicazione:

  1. Fai una pagina Facebook per documentare qualcosa
  2. La colleghi a un blog (tecnicamente sarebbe meglio procedere al contrario, ma va bene lo stesso)
  3. Ottieni visibilità, piccola o grande, commisurata alla rilevanza dell'argomento.
Sono possibili innumerevoli varianti del modello, utilizzando anche strumenti diversi.

Il valore finale dell'iniziativa dipende dalla formula

Qualità dei contenuti * competenza tecnica * rilevanza

Se uno dei tre fattori è zero o vicino a zero, anche il valore del blog si azzera. Negli altri casi, è tutto in proporzione al valore dei singoli fattori.

In realtà si tratta di un modello collaudatissimo e vecchio come il World Wide Web: ne parlo e qualche seguito avrò, in proporzione alla rilevanza dell'argomento di cui parlo e dell'eventuale affollamento già presente in rete. Il vecchio detto relativo ai siti Web della prima ora If you build it they will come ha ancora valore, se vado a coprire uno spazio vuoto o temporaneamente libero.

  • I blogger si sono fatti domande e hanno avviato una "conversazione" indagatoria sull'avvenimento;
  • Gli organi di stampa tradizionali (quotidiani e TV) hanno riportato il fatto senza particolari verifiche, enfatizzando l'effetto fenomeno.
Aggiornamento 1: il Corriere della Sera si dà al giornalismo investigativo e scopre un precario del Senato il cui profilo personale potrebbe corrispondere a quanto descritto di sé dal misterioso Spider Truman.

Aggiornamento 2: stanno comparendo iniziative simili: qui Asperamundi, portaborse anonimo, con blog e pagina Facebook.

Aggiornamento 3: Il Corriere della Sera continua col giornalismo investigativo e questa volta ottiene un risultato concreto: a quanto pare ha parlato con il vero Spider Truman, assicurandosi della sua identità attraverso la pubblicazione sul blog di un'astrusa parola chiave concordata. Resta il fatto che, se Spider Truman non vuole farsi scoprire, molto probabilmente le informazioni che fornisce su di sé sono false, apposta per depistare. Quindi, anche se il Corsera ha quasi certamente parlato con l'autore del blog I Segreti della Casta di Montecitorio, non c'è nessuna garanzia che le informazioni che ha dato siano vere. Ad esempio, se io fossi Spider Truman e avessi veramente 37 anni, dichiarerei di averne 35 o 42. Su 1700 dipendenti di Montecitorio, l'età vera sarebbe un indizio molto utile per restringere la rosa dei sospetti. Idem per altre informazioni.

lunedì 18 luglio 2011

Mangia, che ti fa bene

Lo stato italiano non ti dà niente se sei un precario disoccupato, ma se stai per morire devi mangiare per forza.
Qui Spinoza sulla legge di fine vita

domenica 17 luglio 2011

Chi è Spider Truman? Alcune osservazioni e ipotesi tecniche

Ho visto la pagina Facebook di Spider Truman (I segreti della Casta di Montecitorio) domenica 17, in mattinata, quando era a 30.000 contatti e ha dato la notizia che voleva aprire un blog come backup nel caso gli chiudessero la pagina. Quando ho visto il blog, su Blogger, aveva circa 1500 persone che lo seguivano, segno che le visite dovrebbero essere molte migliaia. Nella serata di domenica, i "Lettori fissi" su Blogger erano già 3900 circa.

Nel pomeriggio di domenica molte persone hanno notato che sono apparsi i primi Adwords. E naturalmente è partita la discussione sull'ipotesi della bufala, del fake, dello scherzo, della trama giornalistica, del virale, del furbo che vuol fare qualche soldo a spese degli altri.

Secondo me, guardando come scrive e come si è mosso, la persona dietro a Spider Truman è:


  1. Sveglio per quel che riguarda la rete;
  2. Ma non abilissimo.
Perché è sveglio (punto 1).
  • In poche ore ha creato una pagina Facebook;
  • Ha capito che la pagina Facebook poteva non essere sufficiente, o poteva facilmente essere chiusa
  • Ha creato un blog come backup
  • E come ulteriore back up ha creato un profilo Twitter come @spidertruman.
  • Infine, ha anche avuto la capacità di attivare il servizio Adwords di Google per guadagnare qualcosa. Possibile fatturato: 0,5 euro ogni mille visite, quindi qualche centinaio di euro al giorno se riesce a mantenere il probabile ritmo attuale di alcune decine di migliaia di visite - diciamo da 50 a 250 euro al giorno se va da 100 a 500mila visite, è molto difficile fare stime più precise senza dati, e soprattutto senza alcuna sicurezza sul numero di visite future. Se il blog si attestasse su un milione di visite al mese, Spider Truman potrebbe contare su un'entrata intorno ai 500 euro mensili.
Perché non è abilissimo (punto 2)
  • Se fosse stato un professionista o comunque un utente di livello professionale, sarebbe partito PRIMA dal blog e poi vi avrebbe collegato la pagina Facebook in automatico
  • Il profilo Twitter NON può essere un backup del blog e di Facebook: caso mai, se vuoi avere un  back up del blog, ti organizzi per creare un mirror su Wordpress.com o un'altra piattaforma di blogging
  • Se ti limiti a un profilo Facebook e un profilo su Blogger e usi un proxy anonimo per accedervi, puoi sperare di non essere individuato. Ma se apri un conto Adwords, poi si pone per te il problema di ricevere i soldi. Come fai senza un indirizzo e un conto corrente in Italia e, sopra certe cifre, un codice fiscale italiano? Vero che uno molto in gamba può aggirare tutto questo creandosi un'identità fittizia in un paradiso fiscale, ma è più facile dirlo che farlo, soprattutto se sei sotto la luce dei riflettori mediatici. Se sei capace di attivare un conto credibile alle Isole Cayman ed evitare le indagini che probabilmente la Polizia Postale sta già facendo (Spider Truman ha preso di mira la Casta e Montecitorio, mica l'assessore all'edilizia di un paesino) siamo a livelli tecnici notevoli, che non mi sembra però siano stati espressi dalle soluzioni adottate finora.
Per quel che riguarda le osservazioni moralistiche sul fatto che ha messo gli Adwords "per guadagnarci", secondo me la contro obiezione è "è che male c'è?". 

Quel che conta è la fondatezza delle denunce. Dopo tutto Gianantonio Stella, Marco Travaglio e molti altri giornalisti incassano i diritti d'autore (in certi casi per centinaia di migliaia di euro, come nel caso di Stella) per i libri che scrivono. Forse uno, per denunciare qualcosa che non funziona, deve assolutamente dimostrare 1. Che lui è onesto; 2. Che nel caso non ci guadagna niente? Quello che conta, prima di tutto è la fondatezza della denuncia. Forse un ladro d'auto non può rivolgersi ai carabinieri, se rubano l'auto a lui?

Aggiunta: Un altro tema è l'autenticità di quanto Spider Truman racconta su di sé. Se racconta il vero è facilmente identificabile e probabilmente a Montecitorio sanno già da ore chi è, o comunque la rosa dei sospetti è piccolissima. Su circa 1700 collaboratori di Montecitorio, quanti sono quelli che lavorano lì da 15 anni e sono stati licenziati recentemente? Probabilmente due o tre, o comunque meno di una decina. Se racconta cose differenti dalla realtà per depistare (ad esempio lavora a Montecitorio da soli dieci anni, oppure non è vero che è stato licenziato, ecc), non dovrebbe essere comunque difficile da identificare, a meno che non sia un assoluto outsider che racconta una storia basandosi su dati pubblici. 

venerdì 15 luglio 2011

Alcune cose sul diritto d'autore: miti, falsi miti e opportunità positive

La tutela del diritto d'autore non è una questione binaria: copia digitale MALE/copia digitale BENE. È molto più sfumata e, oltre ai pericoli della diffusione digitale (in certi casi mal compresi) occorre concentrarsi anche sui benefici.

Inoltre, è un falso mito che la legislazione attuale protegga gli artisti: protegge gli editori e chi ha i soldi per pagarsi avvocati specializzati. Ne parlo qui, sul blog di ADV Express.

sabato 9 luglio 2011

Il lusso è un diritto

Il lusso è un diritto, come l'ultima sigaretta per un condannato a morte.

lunedì 27 giugno 2011

10 consigli per una buona campagna elettorale

Qui 10 consigli utili per una buona campagna elettorale. Il concetto più importante che si desume da questi consigli: le attività su Internet non si improvvisano all'ultimo momento, devono iniziare almeno un anno prima.

Inoltre, aggiungo io, la comunicazione non è più la semplice diffusione di editti per via televisiva, sulla stampa e con i manifesti. La comunicazione è sempre più bidirezionale e bisogna tenerne conto. Da questo punto di vista, sbagliano le testate e i personaggi pubblici che su Twitter hanno un profilo con tanti follower ma che segue zero o pochissime persone, idem chi ha la pagina Facebook ma non risponde mai ad obiezioni e domande.

Ovviamente, dato il numero di impegni che un candidato politico o una persona pubblica ha, è impossibile che segua tutte le attività di comunicazione personalmente. Per questo motivo è importante comprendere e apprendere l'arte del lavoro di gruppo e della delega, utilizzando anche diversi profili sui social network. Ad esempio:

  1. Profilo Twitter personale gestito con il proprio smartphone (eventualmente con il supporto di un co-redattore) per comunicare i propri movimenti e pensieri pubblici;
  2. Profilo Twitter allargato per la gestione del dialogo allargato; possono anche essere più profili gestiti in modo integrato (a cura di una redazione e con periodica supervisione personale)
  3. Profilo Facebook personale per i contatti con familiari, amici e stretti collaboratori (gestito personalmente - i famosi profili personali limitati a 5000 amici), ovvero riservato solo a persone che si conoscono personalmente;
  4. Pagina Facebook pubblica (o anche più d'una per diversi progetti politici o istituzionali) gestita da una redazione.
  5. Blog di riferimento (o anche più di uno) per comunicare anche con chi è fuori da Facebook o da Twitter.


I dieci consigli citati all'inizio sono di Dino Amenduni, esperto di nuovi media e comunicazione politica. Si è occupato insieme all'agenzia Proforma della comunicazione di Nichi Vendola.


lunedì 20 giugno 2011

L'e-mail compie 40 anni

L'e-mail compie 40 anni:


  • 15 anni fa, quando si parlava dell'e-mail, i pubblicitari e i dirigenti delle aziende italiane si dividevano in due categorie: quelli che non capivano, e quelli che obiettavano che c'era il telefono e il fax.
  • Oggi, quando si parla di Facebook e Twitter, i pubblicitari e i dirigenti delle aziende italiane si dividono in due categorie: quelli che non capiscono, e quelli che obiettano che c'è l'email. 
Per vedere l'immagine ingrandita, clicca qui.



martedì 14 giugno 2011

Eterne confusioni italiane fra tattica e strategia

Gli italiani confondono spesso tattica con strategia. Genialoidi nella tattica, spesso incapaci di comprendere la strategia.

Questo è un esempio: il presidente della Regione Calabria giustifica la criticata campagna dei Bronzi di Riace col fatto che "è stata fatta da dei giovani e ha pagato poco l'agenzia". Valorizzare i giovani o pagare poco l'agenzia possono essere obiettivi legittimi, ma non possono essere il fattore determinante per la strategia di comunicazione di una marca, anche percé il costo dell'agenzia è solo una piccola frazione dell'investimento complessivo. Sarebbe come scegliere un'auto perché il venditore del concessionario è giovane e prende una provvigione minore rispetto a un'altra marca e un altro concessionario: uno dei tanti criteri possibili, ma non certo il più intelligente.

Un altro esempio di confusione fra tattica e strategia, a livello nazionale, popolare, politico, dall'ultimo elettore fino ai massimi livelli istituzionali: i recenti referendum.

sabato 11 giugno 2011

Come scegliere la direzione giusta

Se non cambi direzione finirai dove sei diretto. 
Ma anche se cambi direzione. 
(adattamento da Sun Tzu)

lunedì 23 maggio 2011

Letizia Moratti al contrattacco di Pisapia: ecco i colpi bassi che la faranno vincere

I moderati colpiscono duro. Ecco i temi della campagna elettorale di Letizia Moratti per conquistare il voto moderato e leghista:
  1. Divieto assoluto di stendere i panni in tutto il territorio del Comune di Milano;
  2. Depenalizzazione del parcheggio in doppia fila per auto sopra 1800 cc di cilindrata, SUV e ogni genere di veicolo commerciale;
  3. Diritto di precedenza assoluto delle auto nei confronti di tram e biciclette;
  4. Patrocinio legale gratuito per tutti i religiosi accusati di qualsiasi reato;
  5. Deregolamentazione amministrativa per qualsiasi attività di produzione, lavorazione e commercializzazione di carne suina;
  6. Incentivi per l'allevamento di suini condominiali, con l'esclusione dei quartieri qualificati come signorili e di lusso;
  7. Depenalizzazione del divieto di sosta;
  8. Raddoppio automatico delle quotazioni immobiliari ogni cinque anni;
  9. Trasformazione dei parchi pubblici in parcheggi comunali gratuiti;
  10. Raddoppio delle pene detentive per i reati di scippo, schiamazzi e accattonaggio;
  11. Trasmissione ereditaria della licenza di tassista.
Qui il terribile programma di Giuliano Pisapia.

    Cambio

    Al cambio odierno, un'immagine vale 999 parole.

    giovedì 19 maggio 2011

    Pisapia, il terrore della piccola borghesia

    Umberto Bossi rivela il vero programma del candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia, un programma in grado di  terrorizzare la piccola borghesia milanese:
    1. Consentire l'esposizione dei panni ad asciugare in tutti i condomini milanesi;
    2. Divieto di uso delle pattine in casa, anche in caso di pavimento appena lucidato con la cera;
    3. Libertà di parcheggio delle biciclette in tutta la città, compresa la facoltà di legarle alle cancellate anche nei casi in cui questo sia vietato;
    4. Depenalizzazione dei furti in appartamento;
    5. Incentivi per gli scippi;
    6. Taglio dei programmi di ginnastica per anziani che devono essere posti in condizione di non resistere agli scippatori;
    7. Espulsione dei portinai milanesi perché siano rimpiazzati da portinai extracomunitari, preferibilmente terroristi;
    8. Depenalizzazione del reato di accattonaggio;
    9. Istituzione dell'Albo dei lavavetri;
    10. Esproprio e nazionalizzazione di box e posti auto privati.
    Qui la micidiale risposta: il nuovo programma di Letizia Moratti per conquistare il voto moderato e sedurre il voto leghista.

      martedì 12 aprile 2011

      Costi e rendimenti dell'informazione televisiva

      Che tempo che fa (66 puntate nel 2010) :
      • costi 10,46 milioni
      • ricavi pubblicitari 17,6 milioni
      • + 7 milioni circa (media di ascolto di 3,7 milioni per puntata)
      Ballarò (33 puntate nel 2010):
      • costi 3,49milioni  
      • ricavi 7,6 milioni
      • +4 milioni circa (media di ascolto di 4,6 milioni di individui)
      Report (20 puntate nel 2010) :
      • costi 2,5 milioni  
      • ricavi 4,3 milioni
      • +1,8 mioni circa (media di ascolto 3,6 milioni)
      Totale: circa 13 milioni di margine lordo che queste tre trasmissioni portano al bilancio della RAI.

      La leggenda per cui sarebbero trasmissioni finanziate dai contribuenti attraverso il cosiddetto Canone Rai è una bugia propagandistica. In realtà si tratta di trasmissioni finanziate dalle inserzioni pubblicitarie, dalle quali l'azienda trae un notevole beneficio economico e finanziario.

      Fonte:  Il Sole 24 Ore, edizione cartacea, domenica 10 aprile 2011

      giovedì 7 aprile 2011

      "F for Fake" - Il punto sulle campagne finte

      "F for fake" era un documentario di Orson Welles che parlava di verità e finzione (tenendo presente che il Cinema È Finzione).

      Esiste un annoso tema chiamato delle "campagne finte" che appassiona da anni alcuni pubblicitari. "Pentito della DDB", un anonimo o un gruppo di anonimi che sta combattendo una presunta battaglia morale, mi chiama spesso in causa in quanto attuale segretario dell'ADCI Art Directors Club Italiano, sopravvalutando il mio potere di influenza. Approfitto della penultima chiamata in causa  (l'ultima è qui) per chiarire la mia opinione sul tema:
      1. Prima di tutto penso che "pentito della DDB" sia lui stesso un fake, almeno fintanto che non firmerà le sue presunte denunce.
      2. Poi, penso che l'ossessione per il tema dei "fake" sia irrilevante, inutile e autoreferenziale.
      Qui comunque offro un suggerimento utile: "Pentito della DDB", crea un blog dedicato alle campagne finte, oppure fatti ospitare da qualcuno, segnalando in modo sistematico i lavori finti e discutendoli uno per uno.

      Detto questo, se magari mi sbaglio, comunque non posso far danni: da anni non partecipo come giurato a nessuna giuria di premi, award o altri eventi a premio perché, pur riconoscendo che hanno qualche importanza, sui premi penso quello che ha scritto Paul Arden (direttore creativo della Saatchi & Saatchi ai tempi del suo massimo splendore) nel suo "It's not how good you are, it's how good you want to be":

      Quasi tutti vogliono vincere premi. I premi creano prestigio e il prestigio fa alzare lo stipendio.  Ma attenzione: i premi vengono assegnati da giurie in base al consenso di ciò che è noto. In altre parole, di quello che va di moda. Ma l'originalità non può andare di moda, perché non è ancora stata approvata da una giuria. Non cercare di seguire la moda. Sii onesto con te stesso e aumenterai le probabilità di creare qualcosa che sia senza tempo. L'arte sta qui.
      I premi selezionano il meglio dello status quo. La vera innovazione sta sempre altrove. I premi sono importanti, ma l'ossessione per i premi è inutile, sciocca e mal riposta.

      lunedì 4 aprile 2011

      Il Manifesto Deontologico dell'ADCI Art Directors Club Italiano

      La presentazione di Massimo Guastini al Consumers Forum per il Manifesto Deontologico dell'ADCI Art Directors Club Italiano, l'associazione dei creativi della pubblicità italiana (art director, copywriter, web designer, fotografi, illustratori, web writer, registi).

      venerdì 25 marzo 2011

      I metodi bislacchi di Equitalia e dell'Inps

      Domanda:

      hai un cliente o un inquilino che paga regolarmente 4 rate all'anno, puntualmente, da vent'anni. Capita che un anno ne dimentichi una. Gli mandi un atto legale?

      In un'attività commerciale, se lo facessi senza prima almeno un sollecito bonario con una telefonata o una lettera semplice, saresti un deficiente.

      Ebbene, l'Inps, come tante altre aziende pubbliche, se un buon cliente o un buon contribuente dimentica per errore o per disguido un pagamento, procede subito per vie legali, sprecando tempo, risorse e, quel che è peggio, facendone anche perdere al cliente o al contribuente.

      Ho ricevuto una raccomandata che mi diceva che un messo, per conto di Equitalia, aveva tentato di recapitarmi un atto legale ma non mi aveva trovato.

      A parte che il messo non mi ha lasciato nessun avviso, per cui non ho alcun segno che sia effettivamente passato, la raccomandata mi diceva che l'atto era stato consegnato alla Casa Comunale dove avrei potuto ritirarlo. Ma la Casa Comunale non è a due passi. Il comune in cui abito è molto grande e io abito in una frazione a nove km dal municipio. Non ho la macchina e le possibilità erano perdere mezza giornata usando i mezzi pubblici, cercare un passaggio oppure andare in bicicletta. Visto che c'era il sole, ho scelto questa terza possibilità.

      In tutti i casi fra avviso, raccomandata, gita in bicicletta, sentire il commercialista, andare in posta o in banca a pagare, sono ore di lavoro mie e altrui che se ne vanno, mentre con una lettera semplice probabilmente avrei pagato mesi fa.

      Il burocrate con la visione a tunnel potrà obiettare: sì ma non tutti sono onesti o puntuali. Vero, ma siccome gli errori capitano:
      1.  Per i solleciti di pagamento (perché questi sono solleciti di pagamento) dovete distinguere fra contribuenti abitualmente fedeli e contribuenti abitualmente infedeli. Se uno paga la rata 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9 e 10, è evidente che la rata 5 non è stata pagata per errore o disguido. Del tutto inutile, controproducente e costoso procedere con atti legali.
      2. L'atto legale richiede molto più tempo e costi molto più alti per la gestione. Se hai 100 debitori e mandi subito 100 lettere di memorandum-sollecito, almeno il 60% (quelli che si erano dimenticati per errori oggettivi) paga subito. Questo significa che ricevi almeno il 60% del credito in tempi minori, e i costi di gestione dell'atto legale ce li hai solo nel 40% dei casi, con riduzione dei costi, un grande miglioramento del servizio al contribuente, una maggiore efficienza complessiva.
      Procedere invece automaticamente per atti legali nel 100% dei casi è invece un errore di gestione e comporta maggiori sprechi e grande inefficienza. Sono anche meccanismi ottusi come questi che generano i grandi costi burocratici dell'azienda pubblica italiana.

      martedì 22 marzo 2011

      Le basi delle giurie dei concorsi ad alta partecipazione

      Una disciplina che andrebbe resa obbligatoria alle scuole medie e doppiamente obbligatoria per chi lavora in pubblicità è la statistica. Una minima infarinatura di calcolo delle probabilità e di calcolo statistico sarebbe utile sia per ragionare meglio, sia per comprendere i fenomeni sociali.

      Un esempio sono le giurie dei premi, afflitte da ogni genere di dietrologia e di ricalcolo universale dei massimi sistemi.

      Un principio che pochi capiscono è questo: alcuni fenomeni capitano sempre, per la legge dei grandi numeri. Ad esempio, alle selezioni degli ADCI Award arrivano alcune migliaia di lavori (in Italia, da due a tremila a seconda degli anni). Con decine di agenzie e di creativi coinvolti, è impossibile che non capitino degli errori, in certi casi in buona fede (la norma di regolamento non è conosciuta o non è stata capita da chi ha fatto l'errore), in altri casi in mala fede ("speriamo che non se ne accorgano").

      In generale, per questioni risorse e di semplice efficienza, nessuno controlla che tutti i lavori sottoposti alle giurie siano perfettamente in regola: salvo il necessario controllo formale per organizzare le giurie e smistare i lavori, dedicare anche solo dieci minuti di approfondimento totale a ciascun lavoro per migliaia di lavori significa centinaia di ore lavorative, quasi tutte concentrate presso la deadline (oltre la metà dei lavori arrivano negli ultimi quindici giorni). Ad esempio, è totalmente inutile verificare le date di pubblicazione dei lavori sottoposti, visto che oltre l'80% verrà scartato. Meglio concentrare le verifiche sui lavori selezionati.

      Controlli approfonditi si fanno (anche grazie a segnalazioni di giurati, concorrenti, persone esterne) solo sui lavori selezioniati, e particolarmente approfonditi sui lavori premiati.

      Questo comporta due fenomeni:
      1. Degli errori sui lavori scartati non se ne accorge nessuno (e d'altra parte sarebbe stato inutile accorgersene, sono comunque stati scartati);
      2. Quando emerge una fisiologica percentuale di errori fra i lavori selezionati, scatta la dietrologia complottista.
      È da notare inoltre che questa dietrologia complottista viene spesso da gente che non ha nessuna esperienza di giurie e, soprattutto, non ne ha alcuna esperienza organizzativa.

      Facciamo un esempio con numeri tondi:

      Al premio X arrivano 1000 lavori; La percentuale fisiologica di errori nella presentazione dei lavori è del 10% (sbagli sulla data, mancano info sulla pianificazione, ecc ecc ecc): sono 100 errori su 1000.

      Vengono selezionati 50 lavori, di cui 3 premiati. Lasci perdere i 950 lavori scartati e controlli con attenzione tutti i 50 selezionati. Trovi 5 errori, alcuni dei quali da squalifica. Squalifichi quello che devi squalificare, ed è fatta.

      A questo punto - da parte di chi NON ha capito il meccanismo dal punto di vista statistico - scattano le dietrologie che spesso sono totalmente ingiustificate.

      Semplicemente: si controllano approfonditamente i 50 lavori selezionati, invece di perdere decine di ore a controllare i 950 scartati.

      martedì 15 marzo 2011

      Nessun pericolo. La strategia nucleare del governo italiano

      La strategia nucleare del governo:
      1. Fare i progetti
      2. Cercare i siti
      3. Spendere i soldi
      Poi, tra dieci anni, si vedrà.

      Come si vede, è una strategia sicura che esclude ogni pericolo per la popolazione.

      venerdì 11 marzo 2011

      giovedì 10 marzo 2011

      Campagna governativa contro la droga 2011 "Non ti fare, fatti la tua vita"



      Cos'è più efficace per combattere la droga, questo filmato buonista da immaginario parrocchiale, oppure questa sequenza di immagini autentiche PRIMA e DOPO?


      (Segnalazione presa da Bad Avenue, un commento di Les Matins des Magiciens)


      Questa dichiarazione di Pasquale Barbella rilasciata a Panorama Economy, anche se non riguarda direttamente questo filmato, spiega bene il problema:
      “Gli anglosassoni hanno un senso della coerenza e della realtà che da noi manca. Gli italiani negli spot sono sempre felici: fanno colazione nei giardini delle loro ville, sorridono sempre e sognano mulini bianchi. La pubblicità riproduce all’infinito i tre o quattro cliché che le sono noti: mitodipendenza, trucchi da venditore porta a porta, fighismo a tutti i costi e surrealismo farsesco, dal paradiso di Bonolis alle smorfie di Christian De Sica”. 
      Esattamente quello che succede anche nell'ingenuo spot ministeriale.

      giovedì 3 marzo 2011

      Perché difficilmente Facebook mangerà tutto il Web

      Qualcuno teme che Facebook possa avere tentazioni monopolistiche e cerchi di diventare non il servizio più utilizzato in Internet, bensì cerchi di mangiarsi tutta Internet.

      Probabilmente questa tentazione, o questo obiettivo di riferimento ce l'ha davvero.

      Però è molto difficile che lo realizzi, per una questione di numeri: attualmente il 50% degli utenti di Internet ha un profilo Facebook. Ma di questi utenti, solo il 30% o meno, è attivo tutti i giorni su Facebook. Il 30% di 50 è 15. Questo vuol dire che solo il 15% degli utenti di Internet è attivo tutti i giorni su Facebook. L'85% fa altro. Inoltre, probabilmente le percentuali reali sono inferiori, perché ci sono stime che danno gli utenti di Internet a due miliardi, contro cinquecento milioni di profili Facebook, molti dei quali duplicati.

      Resta ancora moltissima strada da fare prima di conquistare il 100% degli utenti di Internet.

      Restano comunque validi i consigli di TagliaBlog nel link citato all'inizio: i contenuti di valore, prima pubblicali fuori da Facebook.

      sabato 26 febbraio 2011

      Donne in pubblicità: vestite e valorizzate - più che su giornali e tv

      La percezione della "pubblicità" piena di donne seminude per pubblicizzare i prodotti è frutto di un errore percettivo: con l'eccezione delle riviste femminili, se si prende una rivista non femminile e si contano le pagine pubblicitarie con donne seminude queste sono pochissime e per di più sono in genere realizzate da fotografi senza agenzia pubblicitaria oppure da agenzie pubblicitarie di secondo piano.


      Ad esempio ho preso GQ Italia, febbraio 2011, una rivista che contiene sempre numerose foto erotiche.
      Le inserzioni pubblicitarie sono 47. Di queste, la maggioranza (42 su 47) non contiene neppure una figura femminile


      Ripeto: su GQ Italia, rivista per giovanotti amanti delle donne, 42 inserzioni pubblicitarie su 47 NON contengono neppure una figura femminile.


      Quelle che contengono figure femminili sono: 



      • Gucci, con due modelle e un modello, vestiti da testa a piedi ma vagamente suggestive. 
      • Diesel: tre ragazzi, di cui due con la camicia aperta e due ragazze, di cui una con gilet aperto.
      • BMW: due uomini (un ciclista e un golfista) e una ragazza, perfettamente vestita da runner.
      • Roy Rogers: un ragazzo e una ragazza. La ragazza ha un giubbetto corto che lascia intravedere l'ombelico.
      • Yamamay (che vende abbigliamento intimo): un ragazzo in mutande e una ragazza in mutandine e reggiseno.



      Ovvero 5 casi su 47 annunci, che per la maggior parte rappresentavano o il prodotto da solo, o il prodotto in qualche maniera abbinato a uno o più uomini (in un paio di casi a torso nudo. Gli uomini).


      Le sole foto di nudo in quel numero di GQ sono nei contenuti redazionali.


      (chi vuole smentirmi, è pregato di procurarsi quel numero di GQ e rifare i conti. E poi fare analoghi conti anche su Panorama, l'Espresso, Vanity Fair, eccetera. E poi contare i minuti di pubblicità con nudo in tv in proporzione ai minuti con ballerine in mutande e vallette in microgonna).


      In realtà la pubblicità andrebbe guardata con molto più rispetto, per questi motivi:



      1. Nelle agenzie le donne sono spesso la maggioranza e spesso hanno ruoli dirigenziali  (molte agenzie hanno più collaboratori donne che uomini: io una volta ho lavorato per un anno in un'agenzia che aveva almeno 12 donne contro 3 uomini, me compreso; e il direttore dell'agenzia era una donna; in tutti i casi la percentuale di donne che lavorano in pubblicità è molto alta).
      2. Le campagne pubblicitarie con la classica donna nuda spesso sono realizzate da aziende che si rivolgono direttamente a un fotografo, il quale è spesso un eccellente fotografo ma, salvo rare eccezioni, in genere non ha competenze né di marketing né di comunicazione (ad esempio, tre anni fa m'è capitato di avere a che fare con un fotografo che, quasi totalmente inesperto di web, essendo amico del titolare dell'azienda committente voleva dire la sua sui testi del sito che avevo scritto. Siccome io, che ho scarse competenze di fotografia, non mi azzarderei a guidare la manina di un fotografo mentre inquadra un oggetto nel modo con cui quel fotografo correggeva parola per parola i miei testi, ho gentilmente interrotto il lavoro e la collaborazione; il sito è andato online con un anno di ritardo).
      3. Molte campagne stampa e di affissioni con donne nude o seminude sono per prodotti di abbigliamento e moda, e sono realizzate da fotografi e non da pubblicitari (vedi punto 2). (Altra testimonianza personale: quindici anni fa ebbi occasione di lavorare con un importante nome della moda italiana, un grande creatore di stile. In fatto di marketing non capiva letteralmente niente e inoltre cambiava diametralmente orientamento da una riunione all'altra. Anche in quel caso interruppi la collaborazione.)
      4. Il nudo e semi-nudo femminile viene usato con una certa frequenza, è vero, per cosmetici, abbigliamento intimo e costumi da bagno, ma si tratta di prodotti per donne acquistati da donne. Se si guardano analoghi prodotti maschili si possono notare analoghi trattamenti del corpo maschile, ma per esigenze di rappresentazione del prodotto (esempio, nello spot Proraso si intravedono nudi maschili).
      5. L'80% degli acquisti sono decisi dalle donne. Sarebbe autolesionista proporre immagini femminili offensive. E infatti quelle immagini in genere NON sono prodotte da pubblicitari professionisti ma da dilettanti (vedi punti 1, 2 e 3) oppure da eccellenti professionisti nel loro campo (ad esempio i fotografi) ma che non sempre hanno anche le competenze di comunicazione.
      6. Tutti i pubblicitari (eccetto i dilettanti) sanno che se vuoi parlare alle donne rappresenti donne, e se vuoi parlare agli uomini rappresenti uomini. Una donna nuda per una schiuma da barba o per martello pneumatico in genere è un errore tecnico (che infatti viene compiuto spesso da dilettanti), così come un uomo nudo per abbigliamento intimo femminile è un errore altrettanto stupido.

      Infine: la libertà di stampa è finanziata da due attori: la pubblicità e i lettori. Entrambi fondamentali.

      Molti dei problemi politici italiani di oggi dipendono dal fatto che tutti i maggiori partiti politici italiani negli ultimi quarant'anni non hanno capito l'importanza fondamentale della pubblicità sia come risorsa economica sia come fondamento della libertà di parola (se la sua gestione non è monopolista).

      È la pubblicità che paga in gran parte gli stipendi della maggior parte degli editori della carta stampata e della tv (quelli che non vivono di provvidenze pubbliche). Ed è la pubblicità l'indispensabile supporto della libertà di stampa.

      Qui i commenti sullo stesso tema di Massimo Guastini, Presidente dell' ADCI Art Directors Club Italiano, Pasquale Diaferia, pubblicitario e giornalista, il blog Ted Disbanded.


      Aggiornamento: Ecco qui un caso in cui il problema dell'immagine della donna rappresentata dalla stampa dipende totalmente da scelte editoriali, in parte anche inconsapevoli: Yoga Journal USA, testata il cui pubblico è in gran parte femminile, la redazione anche, e l'asservimento al sistema mediatico-pubblicitario inferiore rispetto ad altre testate, senza contare il fatto che il grosso delle entrate di Yoga Journal USA dipende dagli abbonamenti (circa 270.000 abbonati paganti su una diffusione di circa 300.000 copie) e non dalla pubblicità.

      venerdì 25 febbraio 2011

      Creativi e freelance su Twitter

      L'ADCI Art Directors Club Italiano sta cercando creativi e freelance (sia chi lavora in agenzia, sia chi lavora in forma indipendente) per creare delle liste pubbliche su Twitter, secondo questa formula:

      Agenzie italiane su Twitter

      Se lavori in comunicazione posta qui come commento oppure manda un tweet a @adcinews su Twitter con queste due informazioni:

      indirizzo Twitter  - ruolo

      per il ruolo scegli fra:

      • copywriter (compresi web writer, redattori online ecc)
      • art director
      • fotografo
      • regista
      • digital professional (compresi web designer, seo marketer, social media professional ecc)


      Sono macrocategorie un po' imprecise, ma lo strumento delle liste di Twitter è un po' limitato. Se pensi che possa esserci qualche macrocategoria che abbiamo trascurato, proponila.

      @adcinews è l'indirizzo Twitter dell'ADCI Art Directors Club Italiano

      lunedì 21 febbraio 2011

      Testimonianza sulla comunicazione digitale

      Su Bad Avenue una testimonianza interessantissima sulla comunicazione digitale. Vale la pena di leggere e meditare.

      Sintetizzo in due righe. Il problema posto da questa testimonianza è: la comunicazione non è più la grande idea; è la gestione di processi di comunicazione che sono diventati bi-direzionali.

      Censimento dei blog della pubblicità e dei creativi

      Ho proposto al nuovo Consiglio dell'Art Directors Club Italiano di realizzare un censimento informale dei blog dei creativi della pubblicità e della comunicazione. Lo scopo è quello di creare un blogroll di riferimento per il futuro blog dell'ADCI, se l'elenco non è sterminato. Se l'elenco diventasse eccessivamente lungo, studieremo una soluzione ad hoc, dalla directory articolata al database consultabile.

      Si tratta di un progetto aperto: iniziamo e poi vediamo cosa ne salta fuori. Molto probabilmente ne dovrebbe saltar fuori una nuova interconnessione fra creativi e chi si occupa di comunicazione.

      Per partecipare basta scrivere nei commenti questi dati:
      Nome del blog:
      Url home page: http://
      Autore o co-autori:
      Attività dell'autore/i: art director, copywriter, web designer, ecc ecc ecc
      Regione di residenza:
      Eventuali collaboratori
      Argomento principale del blog (uno solo): 
      Argomenti secondari (max 3):
      Tipologia di blog (se personale o professionale):
      Descrizione libera:
      Eventuali note:

      Per il momento l'iniziativa è limitata ai blog in lingua italiana i cui autori sono professionisti della comunicazione (freelance, dipendenti, a progetto, qualsiasi tipologia). Se l'autore deve essere un pubblicitario/comunicatore professionista, il blog può comunque essere sia su temi professionali, sia personali (riflessioni, hobby ecc).

      Chi non ha un blog può segnalare quelli che segue sui temi pubblicità, comunicazione, grafica, i cui autori siano professionisti della comunicazione.

      domenica 20 febbraio 2011

      Paperless office

      Quello che fa l'ADCI viene visto da tutta Italia

      Massimo Guastini è stato eletto presidente dell'ADCI, Art Directors Club Italiano. Qui una sua intervista al blog Ninja Marketing. Qui il resoconto della sua elezione.

      L'Art Directors Club Italiano riunisce i creativi della pubblicità italiana. Ci sono creativi e direttori creativi di ogni estrazione, quelli che lavorano prevalentemente per il Web e quelli che lavorano prevalentemente per la televisione. Secondo me molti di più dovrebbero farne parte. Quasi tutti i creativi più importanti sono o sono stati soci dell'ADCI.

      Anche se il loro lavoro è molto visibile, i creativi in Italia forse lavorano un po' troppo nell'ombra, un po' incompresi.

      In Inghilterra o in Francia quando un grande marchio cambia agenzia pubblicitaria, ne parlano i giornali perché l'evento ha una grossa portata economica. In Italia, per il momento, si parla di pubblicità sui giornali solo quando Vodafone TIM mette in discussione Belen come testimonial perché le vendite non vanno tanto bene.

      È arrivato il momento di scoprire, anche in Italia, che la comunicazione pubblicitaria è di più di un'aggiunta cosmetica al prodotto. È una parte importante del prodotto.

      La comunicazione è informazione. Senza informazione il mondo non esiste: il DNA è informazione. Le parole sono informazione. Verniciare una macchina, fabbricare bulloni, organizzare un'azienda sono problemi di efficiente gestione delle informazioni. Le particelle subatomiche sono informazione: se aggiungi un elettrone agli atomi che la costituiscono, tutte le caratteristiche della materia cambiano.

      Senza informazione l'universo non esiste. Dal 1986 gran parte dell'informazione pubblicitaria italiana passa attraverso i soci dell'ADCI. È ora che si sappia.

      sabato 19 febbraio 2011

      La pubblicità italiana vista da Parigi

      Andrea Stillacci parla della pubblicità italiana vista da Parigi, dove lavora da dieci anni. Sono molto d'accordo con la sua diagnosi. Trovo particolarmente interessante notare che, quando, con meno autorevolezza della sua, dicevo e scrivevo cose analoghe negli anni passati, sono stato accusato di voler lanciare una specie di guerra personale contro le agenzie.

      venerdì 18 febbraio 2011

      Perché le campagne finte sono una perdita di tempo

      Quattordici mesi fa scrissi questo sul tema delle campagne finte (fake ads) che continua ad angustiare gli addetti ai lavori. In sintesi: sia continuare a parlarne sia continuare a realizzarle è una perdita di tempo.

      È come l'mp3 per la musica: se una cosa è tecnicamente fattibile, ed è facile e gratificante farlo, si continuerà a farla, e non c'è campagna moralizzatrice che tenga.

      Le campagne finte sono un sintomo di un fenomeno più ampio e per certi versi molto positivo: la soglia d'accesso alla pubblicità si è abbassata. Punto.

      mercoledì 16 febbraio 2011

      Smettiamo di considerare i testi un riempitivo

      Su Bad Avenue si parla di Web marketing e di come esso sia frainteso dalle agenzie di pubblicità.

      Il post è interessante ma contiene un paio di gravi errori ideologici:

      1. La figura dello scrittore per il Web arriva quarta dopo art director, planner e tecnico sviluppatore ("planner, art, tech man");
      2. Il lavoro del redattore dei testi viene descritto anche come colui che riempie gli spazi decisi dall'art director.
      Si tratta della spia di un gravissimo fraintendimento, abbastanza comune fra chi non ha ben compreso la reale natura di Internet: pensare che i testi di un sito web siano un'aggiunta posteriore, non particolarmente determinante per il valore del sito, tant'è vero che tutta la progettazione potrebbe essere fatta senza collaborazione di un copywriter (o pensando che il planner sia una figura che prescinda da una grande capacità di elaborazione testuale). In realtà, con poche eccezioni, nella maggior parte dei siti Web tutto deve essere finalizzato alla valorizzazione e alla facile lettura dei testi, tenendo come bussola principale usabilità, chiarezza e facilità di comprensione.

      Per dimostrare quant'è pericolosa l'impostazione che vede come secondari e aggiuntivi i testi basta fare questo esperimento mentale:
      • Proviamo a togliere tutto da internet (immagini, video, animazioni digitali, effetti speciali) eccetto codice html e testi. Resta comunque un'infrastruttura utilizzabile, meno divertente, più grigia, senza video e cotillons, ma sempre un'infrastruttura utile e utilizzabile.
      • Proviamo a lasciare tutto, togliendo solo i contenuti testuali: non resta niente di utilizzabile. Contenuti visivi alla rinfusa. Zero. Meno di zero.
      Senza testi, Internet crolla.

      martedì 15 febbraio 2011

      Il tema dei licenziamenti in pubblicità (e nel terziario in genere)

      Il tema dei licenziamenti è un tema difficile, perché ad alto contenuto emotivo.

      Bisognerebbe però tentare un'analisi più razionale alla ricerca di migliori soluzioni, sia a livello personale, sia a livello sociale. Secondo me bisognerebbe partire da tre presupposti:

      1. I licenziamenti sono un fatto della vita. Il singolo licenziamento può essere giusto o sbagliato, però è un evento che, nell'attuale realtà lavorativa, prima o poi capita a tutti, sopratutto se si lavora nei servizi e soprattutto se si lavora in aziende medie e piccole.
      2. Il problema non è assicurare quel posto di lavoro a vita, bensì aiutare il lavoratore a gestire il problema, evitando l'eccessiva drammatizzazione.
      3. Il lavoro è anche evoluzione (o passaggio) da un'attività a un altra, e non sempre, un percorso di carriera all'interno della stessa azienda. I sindacati e legislatori di sinistra sono ancora inchiodati a pensare al lavoratore dipendente come unica figura legittima; aziende e legislatori di destra invece sono fissati nel considerare collaboratori e fornitori unicamente come costi da ridurre il più possibile.
      Bisogna contrastare licenziamenti facili, irresponsabili o ingiusti, così come bisogna contrastare il mobbing.

      Però bisogna anche prendere atto del fatto che, una volta che il rapporto di fiducia fra lavoratore e azienda è rotto (spesso per colpa dell'azienda) comunque è molto difficile per il lavoratore continuare serenamente il rapporto di lavoro. Anche se perdere il lavoro sembra un'alternativa terribile, in realtà spesso, in termini di stress, salute e benessere personale, continuare a lavorare per un'azienda ostile può essere peggio.

      Le soluzioni pragmatiche quindi sono:

      1. Ammortizzatori sociali che sostengano, del tutto o in parte, il lavoratore durante il periodo di disoccupazione (che in un mondo del lavoro moderno possono essere parziali). Gli attuali ammortizzatori non sostengono il lavoratore, bensì l'azienda (e solo alcune).
      2. Sostegno e formazione per gestire gli inevitabili alti e bassi di reddito. I fondamentali della gestione finanziaria familiare dovrebbero essere insegnati a scuola.
      3. Formazione e sostegno, anche psicologico, per ricollocarsi sul mondo del lavoro, sia per la ricerca di un nuovo lavoro dipendente, sia per l'avviamento di un'attività, temporanea o definitiva, di consulente, microimprenditore o freelance.
      Il problema italiano invece è che il sistema del lavoro, al di fuori del vasto mondo informale del lavoro in nero, è estremamente rigido e diviso in compartimenti stagni nei quali  difficilissimo trasferirsi secondo esigenze che cambiano nel tempo: se sei un dipendente, è difficile che tu sia licenziato. Se però vieni licenziato, è difficile ritornare dipendente. Se fai il consulente temporaneo in attesa di ricolocarti, ti trovi di fronte gli impegni amministrativi dell'impresa. Se apri una partita iva, è dificile o costoso passare a fare il dipendente. In certi casi è persino complesso fatturare diverse tipologie di collaborazione, oppure passare in modo trasparente da un'attività a un'altra, oppure - in modo molto paradossale - detrarre dai ricavi i costi di formazione e riqualificazione. E così via.

      sabato 12 febbraio 2011

      La differenza fra politico e statista

      Un politico guarda alle prossime elezioni.
      Uno statista guarda alla prossima generazione.
      Alcide De Gasperi.

      Questo è un aforisma che riguarda sia Berlusconi, sia D'Alema, e tutti i loro stretti collaboratori.

      Capo del governo il primo e capo occulto dell'opposizione il secondo, entrambi sono mediocri e furbastri, imbattibili nel galleggiare ma incapaci di navigare.

      mercoledì 9 febbraio 2011

      Proverbio cinese

      Se vuoi un anno di prosperità fai crescere il grano. Se vuoi dieci anni di prosperità, fai crescere un frutteto. Se vuoi cento anni di prosperità, fai crescere le persone.

      Perché Sindacati, Sinistra e Governo sul mondo del lavoro sbagliano in pieno

      Il mondo del lavoro è cambiato da almeno venti anni e chi lavora in pubblicità e nei new media  se n'èe accorto prima degli altri.

      Sindacati e tutele a misura unica possono servire ma non risolvono tutti i problemi.

      Oggi occorrono anche punti di riferimento professionale per gestire i diversi stadi di carriera. Un buon esempio per le partite iva e alcune tipologie di precari è ACTA, l'Associazione Consulenti Terziario Avanzato.

      Salvo rare persone, è rarissimo che un giovane entri a 25 anni in agenzia o in azienda e ne esca 40 anni dopo con la pensione. Come minimo cambia tre o quattro datori di lavoro, svolge dei periodi da consulente, in certi casi apre la sua piccola o media impresa.

      Il problema NON è avere il lavoro garantito a vita né ordini professionali corporativi, ma avere strumenti (anche dallo stato) per gestire gli inevitabili alti e bassi di reddito e di lavoro, senza drammi ma anche senza ostacoli inutili.


      Anche perché (e questo sindacati e PD proprio NON l'hanno capito e vivono ancora nel 1950), non tutti vogliono o possono lavorare per tutta la vita nella stessa azienda.

      Questa considerazione vale per quasi tutti i settori moderni. Il problema italiano invece è che i sindacati sono fermi al lavoro dipendente a vita (caratteristico della pubblica amministrazione e di qualche grande azienda), mentre la norma ormai è costituita da percorsi di carriera variabili.

      L'altro problema è che lo Stato Italiano e il Fisco, lungi dall'agevolare questi percorsi, li penalizza e ostacola, offrendo servizi scadenti, nessun ammortizzatore sociale evoluto (a parte la "cassa integrazione" che serve principalmente per favorire le aziende medie e grandi), favorendo contemporaneamente il formalismo normativo e l'evasione fiscale.

      Su questo tema in Italia sbagliano tutti:

      1. I sindacati, che si arroccano a difendere solo i lavoratori dipendenti delle grandi aziende e i pensionati;
      2. I partiti di sinistra a cominciare dal PD, che non si sono ancora accorti di milioni di precari, microimprenditori e partite iva, e pensano che l'eventuale soluzione è assumerli tutti (da chi?);
      3. Il Governo pseudoliberale che abbiamo adesso, che tutela (quando li tutela) principalmente gli interessi della grande impresa.
      Due riforme sono indispensabili, una di esse a costo zero (salvo che per gli interessi costituiti):
      1. Il sussidio di disoccupazione invece della cassa integrazione.
      2. La certezza e rapidità dei pagamenti. Solo in Italia esistono i pagamenti a 90, 120, 180 giorni, senza alcuna sanzione né disincentivo per chi ritarda. Ma chi è che ritarda i pagamenti più di tutti? Guarda caso proprio lo Stato e la Grande Impresa...

      martedì 8 febbraio 2011

      L'errore storico dell'Art Directors Club Italiano

      L'ADCI, Art Directors Club Italiano è l'associazione dei creativi della pubblicità italiana. Ne esistono analoghe in tutti i paesi del mondo o quasi. I due più importanti a livello internazionale sono l'Art Directors Club di New York e il  D&AD British Design and Art Direction.

      L'ADCI italiano ha sempre avuto la fissa di proporsi come associazione d'élite, aprendo le sue porte quasi esclusivamente a chi aveva prestigiosi premi o almeno tre pubblicazioni sull'Annual, l'annuario della migliore pubblicità italiana pubblicato appunto dall'ADCI.

      L'attuale Consiglio Direttivo (in scadenza a breve) è stato uno dei più tenaci in proposito, salvo una grande disponibilità ad accogliere studenti e stagisti, disponibilità un po' pelosa, vista la composizione lavorativa dei reparti creativi delle agenzie (pochi dirigenti, pochissimi collaboratori anziani, tanti stagisti).

      Non si sono accorti che nel frattempo il resto del mondo era cambiato, e  da parecchio tempo. Basta osservare il fatto che, per entrare nelle due associazioni più prestigiose del mondo pubblicitario, invece, non occorrono particolari formalità:

      - Art Directors Club di New York
      Per accedere come soci professionisti è sufficiente lavorare in pubblicità da almeno due anni. Vengono distinti i soci residenti (che lavorano entro 100 miglia da NY) e non residenti (anche stranieri).

      Qui le informazioni per iscriversi all'ADC of NY.


      - British Design and Art Direction D&AD
      Per le persone fisiche, prevede "Awarded Member", e "Member"; il costo è uguale, i benefit sono analoghi. Gli Awarded Member sono stati citati almeno una volta nell'Annual D&AD



      È possibile iscriversi persino online, senza altre formalità.

      Mi sembra la prova evidente che il limite delle tre pubblicazioni e la fissa dell'Associazione d'Elite siano rigidità tutte italiane, derivanti dalla cultura degli albi professionali, delle gilde e delle corporazioni.

      lunedì 7 febbraio 2011

      Facebook in Italia a gennaio 2011

      Facebook in Italia
      Il popolo di Facebook attualmente è circa il 20% della popolazione italiana, e probabilmente il 30% della popolazione attiva.

      Gli utenti di internet naturalmente sono di più (circa 25 milioni).

      La grande maggioranza degli italiani (almeno il 50%) è totalmente al di fuori in Internet e non lo usa né a casa né al lavoro, oppure, al massimo, ha un familiare che lo usa, probabilmente il figlio o la figlia, oppure il coniuge che lavora. La gran parte degli italiani (circa il 60%) si informa sulle notizie di attualità politica ed economica esclusivamente attraverso la tv.

      Qui alcune considerazioni di Roberto Venturini sull'utenza Internet italiana in base ai dati Audiweb.

      domenica 6 febbraio 2011

      Venti F24 in un anno. La prova che Berlusconi e Tremonti, 16 anni dopo, hanno fallito

      Il commercialista mi ha chiesto di mandargli le quietanze dei modelli F24 pagati online. Li ho contati. Nel 2010 ho compilato 20 modelli F24. Quasi due al mese.

      16 anni fa Silvio Berlusconi aveva promesso "Meno tasse per tutti", firmando anche platealmente in tv un contratto con gli Italiani, in una trasmissione di Bruno Vespa.

      Giulio Tremonti, che è sempre stato il ministro dell'Economia dei Governi Berlusconi, nel 1986 aveva scritto il libro "Le cento tasse degli italiani". Quindi era ed è ben consapevole della complessità del sistema fiscale italiano.

      Venti modelli F24, fra compilazione e gestione, significano almeno 20 ore di lavoro, non retribuito da nessuno. Tutto questo per fare data entry a beneficio dello Stato, e per pagare a tuo rischio e pericolo, perché ogni minimo errore comporta pesanti sanzioni.

      Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti sono inadempienti.

      Silvio Berlusconi aveva promesso meno tasse, e dopo 16 anni (con tre governi Berlusconi) la pressione fiscale italiana è rimasta fra le più alte d'Europa.

      Si può dire che è colpa della crisi, della congiuntura, del terrorismo internazionale. Ma, se non si poteva abbassare le tasse (affermazione tutta da provare), però si poteva lavorare sulla semplificazione. Su quella non ci sono scuse.

      Invece NON c'è stata. La semplificazione degli adempimenti, delle regole, delle normative NON è questione di costi, di crisi, di aumenti di spesa. Inoltre, mentre forse si può sostenere che il povero Silvio Berlusconi è stato distratto dai processi e da giudici malevoli, Giulio Tremonti ha lavorato indisturbato.

      Vero che i due governi Prodi, con Visco Ministro e poi Viceministro hanno dato una mano (Vincenzo Visco è stato un grande complicatore normativo, almeno dal punto di vista di commercialisti e piccole imprese).

      Ma possibile che, dal 1986 (anno in cui Tremonti scriveva "Le cento tasse degli italiani") ad oggi il problema degli innumerevoli adempimenti a carico persino delle ditte individuali sia stato appena sfiorato? Alla faccia delle riforme liberali promesse 16 anni fa (e che a quanto pare stanno diventando urgentissime solo oggi).

      Se non potevano abbassare le tasse, potevano almeno semplificarle.

      Io non ho mai creduto a Silvio Berlusconi (lo conoscevo, anche se non personalmente, da molto tempo prima che entrasse in politica). A modo suo è simpatico. Ma è un gran bugiardo.

      sabato 5 febbraio 2011

      Il futuro del segreto, e i problemi di Donald Draper

      Bad Avenue è un blog che parla di pubblicità cercando di fare controinformazione rispetto alle verità edulcorate pubblicate dalle testate di settore.

      Gli autori sono diversi, coperti da pseudonimo, capeggiati da un misterioso Donald Draper, pseudonimo ispirato alla serie tv Mad Men.

      Come puro esercizio intellettuale, vorrei spiegare per quali motivi, secondo me, entro 12 -18 mesi sono altissime le probabilità che si venga a sapere chi è il Mister X che si nasconde dietro lo pseudonimo:

      1. Chi ha rapporti personali o professionali con Mister X, rapporti di lavoro, corrispondenza via e-mail, sicuramente prima o poi comincerà a notare elementi di stile e tic caratteristici. Il modo di scrivere è spesso rivelatore. Se qualcuno è in grado di fare un'ipotesi sull'identità di uno scrittore sotto pseudonimo, col tempo diventa relativamente facile scovare altri indizi rivelatori.
      2. Se Mister X lavora in agenzia, è possibile che i suoi colleghi e collaboratori che seguono anche il blog possano notare strane corrispondenze fra le diverse attività. Ad esempio, durante lunghe riunioni di lavoro, il blog è inattivo; oppure, quando Mister X si ritira a lavorare, dopo un po' esce un post su Bad Avenue. Idem potranno essere fatte analoge correlazioni se e quando Mister X andrà in viaggio o in vacanza, periodi in cui dovrà evitare riferimenti rivelatori e modificare in modo eccessivamente palese la frequenza dei post. Sembra semplice evitare di cadere in queste trappole, ma in realtà, in un mondo iperconnesso, la possibilità di fare passi falsi rivelatori è sempre più elevata, per chi ha una doppia vita. La strategia più promettente, forse: seminare indizi falsi, per confondere le acque.
      3. Se Mister X non è un paranoico addestrato alla doppia identità, è inoltre possibile che esista già un inner circle di collaboratori, confidenti o semplici impiccioni casuali che sono giù al corrente della sua doppia vita. Siccome i segreti sono tali solo finché sono custoditi da una sola persona, questo vuol dire che il segreto si sta già allargando a macchia d'olio. Inoltre molte persone sono attirate dall'idea di fare lo scoop. Magari, per ora, solo due o tre sanno, e altri due o tre sospettano. Ma il paese è piccolo, la gente mormora, le voci corrono.
      Esiste un ulteriore possibile problema all'orizzonte: i diritti d'utilizzo del nome Donald Draper. Man mano che il blog acquisterà ulteriore visibilità, dubito che i produttori televisivi della serie Mad Men lascino fare, soprattutto visto che il blog sta utilizzando, uno dopo l'altro, i nomi di tutti i personaggi della serie. Esperimento mentale: se un blog controverso utilizzasse come pseudonimi Paperino, Paperone, Paperoga, Rockerduck, Gastone, Archimede, Ciccio e Nonna Papera, secondo voi la Disney Italia lascerebbe fare?

      Insomma, lo esprimo come un amichevole consiglio, secondo me è necessario elaborare i piani A, B e C:
      • A. Come faccio a tutelare il segreto (se veramente ci tengo) per sempre?
      • B. Cosa faccio se la mia identità viene rivelata: in che modo posso parare il colpo o, pragmaticamente, sfruttare la cosa a mio vantaggio, se possibile?
      • C. Cosa faccio se la ABC viene a rognare sull'utilizzo del nome del personaggio?
      Ma Mister X forse lo ha già fatto.