venerdì 31 dicembre 2010

Stampa clandestina in crescita in Italia?

Un interessante problema editoriale nasce forse dal sito Paper.li. Un problema che forse illustra bene gli anacronismi della legge italiana sulla stampa. La quale, in acrobatico contrasto con la Costituzione, prevede che le testate giornalistiche siano registrate presso il tribunale della città dove vengono edite e che abbiano un direttore responsabile iscritto all'Albo dei Giornalisti (con varianti per i periodici specializzati).

Questa normativa pressoché unica in Europa e piuttosto rara anche nel resto del mondo ha generato un bizzaro disclaimer che si vede spesso nei blog:  questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, anche se, come capita spesso in Italia, non è chiaro se sia utile o necessario.

Ora, Paper.li è un aggregatore di contenuti provenienti da Twitter e Facebook che genera delle pagine di questo tipo: Adv Daily by Alessandro Sisti, Michele Ficara Daily, Alessandro Cosimetti Daily (sono tre dei tanti di cui ricevo la segnalazione via Twitter). Chi è presente su Twitter e ha qualche amico che usa il servizio riceve ogni giorno il tweet "È uscito il Tizio Caio Daily", "È uscito il Sempronio Tarquinio Daily".

L'aggregazione viene fatta in modo automatico, sulla base di filtri indicati dall'utente, viene aggiornata regolarmente, anzi quotidianamente, sulla base di contenuti aggregati da Facebook e Twitter, e la notizia della pubblicazione viene spedita a una base di iscritti definita dall'utente, fra amici di Facebook e follower su Twitter. La pagina viene presentata come un quotidiano ("Daily", "a paper from ....", "x contributors today", "a Paper.li newspaper") e i contenuti sono definiti articoli.

Immaginiamo che uno dei contributor aggregati dal nostro "Daily" pubblichi sul suo spazio Facebook un post e una foto ritenuti falsi o diffamatori da qualcuno. Il nostro Daily le aggrega e poi segnala la nostra pagina a un migliaio fra amici e follower. Il caso è improbabile ma, con milioni di utenti Facebook e migliaia di quotidiani su Paper.li, è sia verosimile che possibile.

La persona che si ritiene diffamata stampa la pagina del "Tizio Caio Daily" che riporta, fra i tanti articoli, anche il contenuto che ritiene falso o diffamatorio e va dal suo avvocato.

Cosa diranno l'avvocato e soprattutto poi il giudice? Ravviseranno la diffamazione a mezzo stampa e, mancando registrazione presso il tribunale e direttore responsabile, anche l'assurdo e anacronistico reato di stampa clandestina? Perseguiranno solo l'autore del contenuto diffamatorio, oppure ravviseranno un concorso di colpa da parte della testata giornalistica "Tizio Caio Daily"?

Alternativamente, qualche solerte Istituzione Statale alla ricerca di nuovi modi per fare cassa, scoprirà in Paper.li un modo facile per inviare in modo industriale un po' di sanzioni per stampa clandestina semplicemente cercando sul sito Paper.li i quotidiani degli utenti italiani?

Il Miami's World Erotic Art Museum rivendica la proprietà assoluta

Un interessante problema di copyright è sorto fra il fotografo Thamas Hawk e il Miami's World Erotic Art Museum relativamente a foto pubblicate su Flikr. In base a quanto scrive Thomas Hawk, il World Erotic Art Museum di Miami consente ai visitatori di fare fotografie. Per impedirne però la diffusione online, il museo utilizza lo strumento legale del DMCA Digital Millenium Copyright Act per attribuirsi la proprietà totale del copyright degli oggetti esibiti nel museo, laddove invece i diritti di riproduzione di un dato oggetto andrebbero ripartiti fra l'autore e chi possiede fisicamente il dato oggetto. Per fare un esempio, la Gioconda è fisicamente presso il Louvre di Parigi. Ma questo non significa che automaticamente il museo del Louvre detiene il copyright della Gioconda che invece sarebbe appartenuto a Leonardo da Vinci se questo fosse ancora vivo o ai suoi eredi se fosse deceduto da meno di 75 anni.

Nel caso della Gioconda, la sua riproduzione ormai è talmente di pubblico dominio che sarebbe impossibile per il Louvre rivendicarne il copyright. Ma se un collezionista trovasse un quadro sconosciuto di Leonardo,  mai fotografato prima, potrebbe rivendicarne il copyright? Sarebbe come se chi, trovando un inedito di Shakespeare o di Alessandro Manzoni, ne diventasse il proprietario assoluto, tanto dell'oggetto quanto del contenuto intellettuale. Può darsi che in qualche paese questo sia legalmente possibile, però secondo la logica (il copyright serve per tutelare il diritto dell'autore a ricevere un compenso dal suo lavoro, non il proprietario fisico dell'oggetto) sarebbe palesemente assurdo.

[Nota: Fra l'altro, una certa difficoltà a trovare il sito del World Erotic Art Museum di Miami su internet illustra il fatto che forse non conoscono bene la rete e le sue caratteristiche, almeno per quel che riguarda la Search Engine Optimization. Facendo la ricerca "Miami World Erotic Art Museum" non trovo il sito ufficiale nelle prime tre pagine, laddove tale ricerca, normalmente, se il sito è fatto bene, dovrebbe riportare il sito in prima pagina, se non addirittura come primo risultato (ricerca fatta il 31 dicembre 2010 - i risultati nel tempo possono cambiare).]

giovedì 30 dicembre 2010

Lezioni di giornalismo (25) - I guru non si correggono mai

Umberto Eco è una specie di Papa laico per cui è pericolosissimo criticarlo. Però quando parla di nuove tecnologie, lui che è stato un pioniere della televisione italiana (ha lavorato in Rai negli anni cinquanta), o dice banalità oppure prende vere e proprie cantonate.

Le banalità possono essere utili a fini divulgativi per raccontare, ad esempio, Internet ai suoi coetanei e a chi è ancora dalla parte sbagliata del digital divide (o la parte giusta, se si pensa a quanti uomini di potere in Italia disdegnano l'uso del computer e nutrono diffidenza per Internet).

Le cantonate invece dovrebbero essere individuate e corrette, prima della pubblicazione, da qualche solerte redattore che avrebbe il dovere di segnalarle e discuterne con il Grande Autore.

Per esempio sull'Espresso del 6 gennaio ora in edicola, Umberto Eco parla con apparente profondità del fenomeno Wikileaks.

Apparente perché enumera alcune osservazioni banali per chi segue la rete da anni, ma magari utili ai fini divulgativi ecc. ecc. Per esempio si autocita scrivendo "avevo tempo fa scritto che la tecnologia procede ormai a passo di gambero, cioè a ritroso. Un secolo dopo che le comunicazioni erano state rivoluzionate dal telegrafo senza fili, Internet ha stabilito un telegrafo su fili (telefonici)".

I redattori dell'Espresso e molti illustri coetanei di Umberto Eco - per esempio, con qualche anno di più o di meno Eugenio Scalfari, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi - probabilmente restano a bocca aperta di fronte a una simile osservazione.

Evidentemente non sanno che Nicholas Negroponte aveva detto qualcosa di analogo una quindicina di anni fa (ma in forma di previsione, non in forma di osservazione del senno di poi). Infatti si parlava di "Negroponte's switch", il processo per cui le comunicazioni telefoniche sarebbero passate al wireless, mentre le comunicazioni radio e tv sarebbero passate al cavo. Probabilmente un redattore più attento o più coraggioso avrebbe suggerito a Umberto Eco di modificare il passaggio o di sopprimerlo del tutto, insieme a quel che segue.

Arriva infatti adesso il vero e proprio svarione: Le videocassette (analogiche) avevano permesso agli studiosi di cinema di esplorare un film passo per passo, percorrendololo avanti e indietro e scoprendone tutti i segreti del montaggio, mentre ora i cd (digitali) permettono solo di saltare per capitoli, e cioè solo per macroporzioni.

A parte il fatto che uno "studioso di cinema" sufficientemente motivato e amico di qualche casa di produzione aveva a disposizione la moviola anche prima dell'invenzione della videocassetta, ecco gli errori che un bravo redattore avrebbe dovuto segnalare e correggere:

  1. I cd (compact disc) sono digitali sin dai tempi della loro introduzione, nel 1979. Hanno inoltre sostituito i dischi in vinile e le cassette audio per la musica e non le videocassette. Vero che possono essere usati come supporti anche per filmati digitali, ma la digitalità del cd non è una novità recente. 
  2. I supporti che hanno sostituito le videocassette sono i dvd (digital versatile disc) e non i cd. 
  3. Contrariamente a quanto detto, i filmati digitali (siano essi registrati su dvd, su cd, hard disk, chiave usb o su altro supporto ottico o magnetico) possono agevolmente essere esaminati "passo per passo, percorrendoli avanti e indietro per scoprirne tutti i segreti del montaggio", in modo anche più agevole delle videocassette. Se alcuni dispositivi di lettura eventualmente non possono farlo, è per limiti particolari di quei particolari dispositivi.


Insomma, l'iconoclasta tesi che la tecnologia vada a passo di gambero (intellettuale variante del tradizionale luogo comune degli anziani: "il mondo va all'incontrario, invece di andare avanti andiamo indietro") si affloscia su due esempi non proprio centrati: la presunta controrivoluzione del telegrafo-senza-fili-nuovamente-con-i-fili e i "cd video" che sarebbero "esplorabili" per macroporzioni mentre le videocassette erano meglio.

martedì 28 dicembre 2010

Trenitalia in anticipo sui tempi perde ugualmente il treno

Trenitalia questa volta che era in anticipo sui tempi, perde comunque il treno. Ecco le statistiche odierne della sua presenza su Twitter:

Presente dal primo maggio 2007 (praticamente un early adopter)
1 solo tweet (Testo: "Twitter di Trenitalia")
0 following
368 follower

Insomma, una delle carenze di Trenitalia, anche in base alle esperienze con la neve, recenti e meno recenti, è la mancanza di comunicazione nei confronti dei viaggiatori, nonostante l'abbondanza di informazioni a loro disposizione e l'abbondanza anche di mezzi (sito web, blog, e-mail, sms, Twitter).

Il mancato utilizzo e l'evidente sottovalutazione di uno strumento come Twitter, che sarebbe estremamente efficace per informare in tempo reale almeno quella quota di passeggeri che viaggiano dotati di smartphone spiega almeno in parte questa difficoltà nel comunicare efficacemente.

Aggiornamento - Mi segnalano* che forse l'account @trenitalia sarebbe un falso. È possibile, ma in questo caso è strano che abbiano lasciato per quasi tre anni in essere un account Twitter con nome e marchio ufficiali, quando in questi casi basta abbastanza poco per far rimuovere l'account abusivo. Infatti nulla vieta di parlare di un'azienda su Twitter ma è sicuramente vietato simulare di essere il canale di comunicazione ufficiale dell'azienda. Esiste inoltre a quanto pare un canale ufficiale aperto di recente ma riservato ai treni denominati "Freccia Rossa". L'account sarebbe questo: @LeFrecce.
[*Segnalazione ricevuta via @iltrev. Questo è il suo blog, flusso di (in)coscienza]

Aggiornamento, 25 luglio 2011: oggi i tweet di @trenitalia sono protetti.

venerdì 24 dicembre 2010

Legge Pisanu sull'accesso in rete wireless: la situazione

Il punto della situazione sulla legge Pisanu/Stanca dal blog di Stefano Quintarelli secondo il decreto milleproroghe (in via di approvazione).

Il dato importante e molto interessante è che le associazioni nelle loro sedi doverbbero poter offrire accesso alla rete wireless ai propri soci senza particolari formalità.

mercoledì 22 dicembre 2010

Sociologi dilettanti e valutazioni soggettive della crisi (il paradosso dei ristoranti vuoti)

Quando si parla di crisi, c'è sempre qualcuno che obietta: "sì ma i ristoranti sono sempre pieni, le strade sono piene di macchine".

Bisogna fare sempre attenzione a queste valutazioni soggettive, soprattutto se chi le fa gode di un buon reddito. Esistono infatti questi fenomeni che distorcono la nostra percezione della società in generale:

  1. In genere i nostri amici sono di un'estrazione sociale analoga alla nostra;
  2. Gli amici che frequentiamo non sono mai rappresentativi della società nel suo complesso.
  3. Possiamo avere una percezione soggettiva della realtà economica in generale solo se facciamo un lavoro a contatto con un pubblico generale.
La percezione dei ristoranti pieni è generalmente priva di fondamento per questi motivi:
  1. I ristoranti vuoti in genere dopo un po' di tempo chiudono;
  2. Fra i ristoranti che restano aperti, quelli pieni prevalgono (altrimenti chiuderebbero)
  3. In generale, si va più spesso in un ristorante pieno che in un ristorante vuoto (è più probabile essere una delle 300 persone in un ristorante pieno o una delle 6 in un ristorante vuoto?)
Prendendo il caso del punto 3, ad esempio, è evidente che le 300 persone del ristorante pieno avranno l'impressione che i ristoranti sono pieni, mentre solo 6 avranno l'impressione che i ristoranti sono vuoti.

Lo stesso discorso si può fare sulle auto per le strade. In caso di crisi le auto non spariscono. Se si muovono di meno, restano comunque parcheggiate nelle strade, particolarmente in Italia dove nelle città le abitazioni hanno pochi box e garage. Le ore di punta restano sempre quelle, e lo stesso i picchi stagionali per ferie e lunghi weekend. Inoltre i movimenti delle auto sono estremamente difficili da tracciare "a vista". Per esempio, in caso di crisi economica i mezzi commerciali possono fare meno consegne. Ma i venditori e chi promuove l'attività commerciale possono essere costretti a fare più visite ai clienti. Lo stesso vale per i movimenti di vacanza: la crisi può indurre a fare vacanze più brevi ma non a rinunciarvi. Oppure fare diversi ponti e weekend lunghi, invece delle tre settimane d'agosto. Questo può creare maggior traffico, più andirivieni, pur generando una minore spesa complessiva.

La Chiesa dice e contraddice. Il paradosso che, forse, la soffocherà

Questa precisazione della Congregazione per la Dottrina della Fede è esemplare nel dimostrare il paradosso in cui, da qualche secolo, la Chiesa Cattolica si sta lentamente avvitando: il Sacro Graal dell'Interpretazione Autentica delle Parole.

Fedeli e non fedeli credevano di aver capito una certa cosa (con diverse sfumature di interpretazione) e puntuale, dopo un po', arriva il chiarimento dalle Alte Gerarchie che, a seconda del caso, contestualizza o de-contestualizza il fatto o le parole.

In questi mesi abbiamo infatti scoperto che di norma non si può né bestemmiare né prendere la comunione se divorziati. Ma se siamo un potente uomo politico moderato, invece si può: basta contestualizzare la cosa. Lo dicono le Alte Gerarchie.

Adesso scopriamo un'altra cosa: quello che, a lume di buon senso, sembravano essere le parole del Papa sul preservativo, non lo sono. Volevano dire altro. Il resto del mondo non aveva capito. Una variante dottrinale del "sono stato frainteso".

Naturalmente la logica verbale è ineccepibile. Ma anche i ragionamenti filosofici possono essere logicamente ineccepibili ma comunque sbagliati. Il paradosso è troppo difficile da mantenere, sia nella storia sia nella geografia. Se la verità è una sola, e di questa verità la Chiesa Cattolica è l'unica custode, il mutevole evolversi della Storia e l'enorme quantità di comunicazioni della società moderna rendono troppo difficile l'acrobazia verbale e filosofica necessaria per riportare sotto un'unica interpretazione tutte le diverse possibilità di significato delle parole in tutte le lingue del mondo.

Questo paradosso è il motivo principale per cui la Chiesa Cattolica, e di riflesso anche l'Italia che nella cultura politica, amministrativa e dirigenziale è così tanto influenzata dalla Chiesa, ha così tante difficoltà a rapportarsi con il mondo moderno.

2x1: un "chiaro riferimento sessista"?

Caterina Soffici nelle sue critiche alla pubblicità Tim non ha tutti i torti, però leggere nella promozione 2x1 un "chiaro riferimento sessista" (ultimo paragrafo del suo articolo) è un po' esagerato.

Se il 2x1 è "chiaramente sessista" allora il 3x2 che da decenni vediamo nei supermercati cos'è?

È evidente che nel suo articolo c'è, anche, un po' di pregiudizio ideologico.

martedì 21 dicembre 2010

E-book gratis per chi vuole evitare i principali errori della comunicazione online

Alessandra Farebegoli ha scritto un e-book gratuito indirizzato a chi muove i primi passi nella comunicazione e nel marketing online (cioè il 65% delle aziende italiane, visto che solo il 35% ha un sito Web...).

Si tratta di un breve libro facile e pieno di consigli utili. Particolarmente interessante la sezione su Facebook, soprattutto per chi (e sono moltissimi) ha fatto l'errore di promuovere la sua azienda o la sua attività professionale con un profilo privato invece che con una pagina pubblica. Come dico spesso per chiarire l'errore, se per il tuo negozio stai scrivendo NOME: Emporio, COGNOME: Armani, sei nella parte sbagliata di Facebook.

Rispetto al profilo personale la pagina pubblica su Facebook offre questi vantaggi:

  1. - Non c'è limite al numero di amici
  2. - Ci sono le statistiche 
  3. - Può essere amministrata da più persone, evitando pasticci con le password

Questa per esempio è la mia pagina pubblica su Facebook, Scrittore Freelance.

Il libro di Alessandra Farabegoli spiega inoltre molte cose su come ottimizzare il proprio sito Web, su come utilizzare Linkedin e altri consigli utili. Per scaricarlo gratis basta cliccare su questa pagina.

Social Media e Social Network: considerazioni per il 2010

Le considerazioni sul 2010 dei social network, e qualche previsione per il 2011, di Luca Conti, uno dei maggiori esperti italiani di social media.

Facebook e Twitter: percentuali a confronto

In questo diagramma, chiamato elegantemente infografica o infographic, un interessante confronto fra le percentuali di utilizzo e la distribuzione degli utenti di Facebook e di Twitter, i due social network probabilmente più famosi negli Stati Uniti d'America e in Europa. Qui il post originale, in inglese.

lunedì 20 dicembre 2010

D'Alema parla a sé stesso in televisione, ma non si ascolta



Ho già scritto che Pier Luigi Bersani è inadatto a sfidare Berlusconi. Massimo D'Alema è ancora meno adatto sia per sfidarlo, sia per aiutare chi lo farà. Questa intervista di Fabio Fazio a Massimo D'Alema durante la trasmissione di Raitre Che Tempo Che Fa lo dimostra chiaramente.

Basta esaminarla con occhio critico in termini di comunicazione, tenendo presente che in Italia il 30% degli italiani è analfabeta o semi-analfabeta e, insieme a un ulteriore 30% che non legge, si informa esclusivamente attraverso la televisione. In pratica, meno del 40% degli italiani legge ogni tanto libri e giornali, o accede a Internet.

L'alchimista della politica che trasforma l'oro in piombo.
D'Alema, in questa intervista pensa di essere semplice e chiaro (lo è, ma solo per studenti universitari medi o per studenti liceali che seguano con attenzione), mentre è incomprensibile per la maggior parte degli italiani.

Inoltre mette a segno diversi autogol logici e strategici che sgomentano.

Le carenze comunicative di Massimo D'Alema
I difetti di comunicazione che evidenzio non sarebbero gravi se D'Alema fosse un professore universitario o un filosofo della politica. Sono invece gravissimi se si tiene presente che si tratta di uno dei massimi dirigenti del principale partito di opposizione da almeno sedici anni, ovvero da quando Silvio Berlusconi si è presentato in politica.

Minuto 3.00
Al terzo minuto dell'intervista (un'intervista in ginocchio come quelle che Bruno Vespa fa a Berlusconi, quindi dove non è difficile concordare almeno qualche dichiarazione chiave o qualche domanda cardine) Massimo D'Alema racconta la prima pagina dell'International Herald Tribune (un quotidiano che la maggior parte dei telespettatori non conosce) e una vignetta di Le Monde, entrambe molto critiche su Berlusconi e la sua recente prestazione parlamentare.

Massimo: sei in televisione, non alla radio! Non devi raccontare, devi far vedere se vuoi essere più efficace. Dovevi portarti dietro i due giornali e farli vedere.

Minuto 5:30
Testuale dichiarazione: "(...) la formazione di un governo di responsabilità nazionale, se questo sarà impedito dovrebbe diventare il tema della campagna elettorale." Cioè, se si va a elezioni anticipate il tema della campagna elettorale che farà vincere il PD dovrebbe essere "ci hanno impedito di fare un governo di responsabilità nazionale"? Abbiamo sentito bene?

Minuto 10.34
Testuale dichiarazione: "Il partito democratico ha proposto una riforma fiscale molto importante, attraverso la quale si ridurrebbe la pressione fiscale sul lavoro, naturalmente facendo pagare un po' di piu' alla rendita finanziaria, aiutando le imprese."

27 parole (non contando gli articoli per carità cristiana) per dire "meno tasse sul lavoro".

Inoltre, usando quella formulazione, quel che viene percepito da un discorso così articolato e vago è "più tasse in generale" perché dire "naturalmente facendo pagare un po' di più alla rendita finanziaria" senza definire cosa si intende per rendita finanziaria, e preceduto da un "naturalmente" fa scattare i riflessi pavloviani della paura dei "comunisti che ti portano via la casa".

Presidente D'Alema, le costava tanto dire "meno tasse sul lavoro e sulle imprese", per cercare di conquistare le simpatie dei lavoratori dipendenti (che in parte hai già) MA ANCHE di partite iva, precari, piccole imprese (che non si sentono più rappresentate dal PDL ma che percepiscono i furori fiscalisti del PD come un pericolo)?

Minuto 11.30
Prima perla: rivolgendosi a Fazio, dice "Lei ha un grande rapporto con il pubblico, noi politici per definizione no."

Ovvero, nella visione di D'Alema il politico non è popolare, non ha rapporto con il pubblico, non gli parla e non lo ascolta.

Si tratta della più smaccata e ingenua dichiarazione di inconsapevolezza politica che abbia mai sentito.

Equivale a dire: confesso di non essere un politico moderno, al massimo sono un funzionario di nomina regia di una monarchia costituzionale. Insieme a un'altra dichiarazione raccolta qualche giorno prima da La 7 ("il popolo grida secondo i suoi sentimenti, la politica la facciamo noi") un bell'esempio di politico moderno.

Minuto 15.19
Seconda perla: le primarie del PD sono state per anni un pasticcio. Dichiarazione testuale: "Le primarie sono una forma molto importante di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni. Naturalmente sono meccanismi delicati che devono funzionare sulla base di regole.


Per esempio io trovo molto discutibile che si facciano le primarie con dieci candidati e chi vince diventa il candidato di tutti a prescindere da quane persone partecipano e quanti voti prende, perché con dieci candidati con il 20% diventi il candidato di tutti [secondo quale calcolo?]


Io ne ho parlato di queste nostre primarie con gli americani (!), perché in fondo le hanno inventate loro. Con Joe Podesta, che è stato capo dello staff della Casa Bianca e mi ha domandato se siamo matti a fare le primarie in questo modo perché loro le fanno in modo completamente diverso."

Persino Fabio Fazio obietta: "Ma le avete inventate voi così!"

D'Alema: "Possiamo anche sbagliare. Abbiamo lanciato un'idea giusta ma perché questa idea funzioni e non produca dei danni bisogna fare attenzione alle garanzie e alle regole."

Cioè da anni il PD va avanti con primarie improvvisate e non attendibili? Non si sono neanche documentati su come vengono fatte all'estero? 

Ci sono tutti i motivi per chiedere le immediate dimissioni di tutto il gruppo dirigente del PD. Compreso Massimo D'Alema, naturalmente.

Minuto 18.00
Fazio chiede un parere sull'attuale situazione. Inizio della risposta: "Ci sono ingredienti che preoccupano..." Ingredienti de che? Che razza di metafore usi?

Minuto 21.00
Gran finale, è il momento di dire qualcosa di memorabile per un'uscita da grande statista e da leader di opposizione:

"Spero che i cittadini ritrovino la capacità di indignarsi, piuttosto che il fastidio che li allontana dalla politica. La politica com'è non mi piace ma se la gente se ne allontana sarà sempre peggio e il danno sarà per tutti."

Una dichiarazione entusiasmante come una minestrina fredda alla mensa dei poveri.

Con l'autogol logico: La politica com'è non mi piace detto da un professionista della politica attivo da oltre quarant'anni è una dichiarazione di fallimento personale.

Ma Massimo D'Alema si ascolta quando parla?

domenica 19 dicembre 2010

Bersani, semplifica il linguaggio

Questo è un appello a Pier Luigi Bersani, e per estensione, a tutto il gruppo dirigente PD: quando parlate in tv o alla radio semplificate il linguaggio. Ancora di più. Molto di più di quanto immaginate necessario.

Dovete distillare i concetti complessi esprimendoli in linguaggio semplice. Ancora più semplice. Quello che pensate essere linguaggio semplice, è ancora troppo complesso.

Parlando tra di voi, quasi tutti anziani professionisti della politica, non ve ne rendete conto, ma tendete a parlare una lingua diversa dal resto d'Italia. E poi quando siete in tv o alla radio, questa lingua vi sembra normale e comprensibile.

Un'espressione figurata apparentemente semplice come piattaforma viene compresa con difficoltà dalle persone istruite, e NON viene compresa da chi ha solo la terza media. Piattaforma è or-ren-do gergo sindacalese: è un termine che, parlando in tv, va evitato come la peste. Ed è uno dei termini più semplici fra quelli che ogni tanto usate.

Quando siete in tv dovete usare parole più chiare e quotidiane. Ad esempio, invece di piattaforma,  usate proposta, o elenco di proposte.

Il motivo: il 30% degli italiani è analfabeta o semi-analfabeta, un ulteriore 30% legge pochissimo o niente, e questo 60% totale si informa esclusivamente dalla tv. Lo dice il linguista ed ex ministro della pubblica istruzione Tullio De Mauro. Chiunque fa politica in Italia dovrebbe stamparsi questi dati e tenerli appesi in ufficio in massima evidenza.

Quindi, qualunque cosa vogliate dire: semplificate, semplificate, semplificate. È molto, molto, molto più importante che resistere, resistere, resistere. Usate parole brevi e di tutti i giorni. Se proprio è indispensabile usare un termine astruso, trovate il modo di spiegarlo.

Con le parole comuni si può dire tutto.

Invece di sottovalutarli, imparate da Berlusconi, Beppe Grillo e Di Pietro, tutti e tre comunicatori estremamente chiari ed efficaci.

martedì 14 dicembre 2010

Lezioni di giornalismo (24) - Millantare esclusive e anticipazioni senza linkare

Il prestigioso quotidiano online La Repubblica, forse per spirito di emulazione di Wikileaks, è in grado di anticipare un documento di Legambiente tranquillamente disponibile in rete. Lo segnala Vibrisse, indicando l'articolo di Repubblica e la pagina di Legambiente. Naturalmente i giornalisti della redazione online di Repubblica non si sognano di mettere un link al sito di Legambiente, secondo una logica editoriale che viene considerata vecchia e superata più o meno dal 1994 ("se metto i link, la gente se ne va dal mio sito, e io non voglio").

lunedì 13 dicembre 2010

Situazione politica: il voto di fiducia a Berlusconi

L'Italia è l'unico paese in cui davanti a un bivio ci sono tre possibilità: il vuoto, il nulla o l'indecisione.

Hillary Clinton sulla libertà di informazione - B.W. (Before Wikileaks)

"L'informazione non è mai stata così libera. Anche nei paesi autoritari i siti di informazione stanno aiutando le persone a scoprire fatti nuovi e a chiedere ai governi di rendere conto delle loro scelte. [Barack Obama] ha difeso il diritto delle persone di accedere liberamente alle informazioni, sottolineando che il flusso libero delle informazioni rende più forti le società. Il presidente ha osservato che l'accesso alle informazioni aiuta i cittadini a responsabilizzare i governi, genera nuove idee e incoraggia la creatività."

Hillary Clinton, 21 gennaio 2010, come riportato da The Guardian, nella traduzione di Internazionale 876, 10 dicembre 2010.

Ultimamente, sia Hillary Clinton che Barack Obama sembrano entrambi un po' meno convinti. La libertà degli altri è faticosa.

Cosa c'è sotto Wikileaks? È la tecnologia, bellezza.

Mi sembra un po' superficiale ridurre tutto a un teaser come scrive qui YouMark in un editoriale di Antonio Pintér. Il caso Wikileaks è anche l'effetto della rivoluzione tecnologica, come l'MP3.

Non fu Napster a creare il fenomeno della condivisione dei file musicali in rete, ma il contrario. Infatti quando le case discografiche hanno fatto causa a Napster e hanno vinto, Napster fu mortalmente ferito, ma il fenomeno della condivisione è rimasto assolutamente vitale e anzi si è diffuso. Le case discografiche hanno dovuto modificare il modello di business.

Alla stessa maniera, anche se tutti i governi del mondo riuscissero a chiudere Wikileaks (possibile) non riusciranno a fermare il fenomeno né gli epigoni (impossibile). Assange non è il genio che sfrutta l'effetto teaser.
E' semplicemente il primo a portare all'attenzione globale la permeabilità delle informazioni anche in ambito diplomatico-governativo.

domenica 12 dicembre 2010

Virtù

Il Papa nella sua omelia elogia la costanza e la pazienza. Della sincerità parlerà un'altra volta.

mercoledì 8 dicembre 2010

Fuoco amico. Le bacchettate a Renzi delle Alte Gerarchie PD

Pier Luigi Bersani ha criticato Matteo Renzi per una questione di galateo: non sta bene andare a trovare il Presidente del Consiglio a casa sua, "la gente potrebbe non capire". A parte che fra uomini politici, alleati e no, è normale incontrarsi anche al ristorante, in albergo o in qualsiasi altro luogo, per garantire la trasparenza dell'incontro è più importante che ci siano testimoni, più che l'ufficialità del luogo. Da notare che in precedenza, durante la trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, Anna Finocchiaro ha criticato Renzi perché usare il verbo "rottamare" per delle persone sarebbe da maleducati. Insomma, per il giovane Matteo Renzi bacchettate sulle dita dalle Alte Gerarchie.

Il mio parere di oasservatore esperto di comunicazione (anche se forse non esperto delle finezze bizantine della politica italiana) Matteo Renzi ha criticato Bersani MA ha criticato e attaccato ben di più Berlusconi.

Nonostante sia una promessa del suo partito (o forse proprio per questo), nelle passate settimane Bersani fa il principe offeso e rifiuta di incontrare Renzi.

Berlusconi invece lo invita ad Arcore. Renzi ci va, si presume nella speranza di ottenere un vantaggio per sé, per la città o per il partito. Cosa fa il Cardinal Bersani? Invece di attendere gli eventi e sostenerlo se è il caso (o ridimensionarlo se è il caso, ma a ragion veduta), abbocca come una cernia e critica Renzi, facendo pesare la gerarchia come un cardinale irritato, interrotto nella sua partita a scacchi col demonio.

Sintesi: parafrasando un famoso titolo dell'Economist, Berlusconi è inadatto a governare l'Italia, ma Bersani è inadatto a sfidare Berlusconi.

martedì 7 dicembre 2010

Internet

The answer is blogging in the wind.

I segreti sono antidemocratici.

Dove ci sono i segreti non c'è la democrazia. Anche se in ambiti MOLTO circoscritti può essere giustificato, il segreto è antidemocratico.

Nell'ambito della vita privata è possibile che sia necessario preservare aree di riservatezza: la vita in famiglia non è necessariamente democratica, non in tutti i suoi aspetti. Lo stesso può valere, con limiti più circoscritti, per la vita aziendale che deve comunque, a certe condizioni, essere sempre verificabile dalle autorità pubbliche nell'interesse pubblico.

Ma le autorità pubbliche, proprio per il loro ruolo e la loro responsabilità, devono essere ancora più verificabili di privati, famiglie e aziende.

Nella vita pubblica di un paese democratico, le aree di segretezza devono essere ridotte il più possibile e sempre temporanee. Sia perché la sicurezza per segretezza in genere non funziona o funziona male. Sia perché i diversi contrappesi del potere devono poter esercitare il controllo incrociato fra di loro.

Ad esempio, per venire al caso italiano, è inammissibile e antidemocratico il fatto che il segreto di stato su atti pubblici possa essere mantenuto per più di qualche anno.

lunedì 6 dicembre 2010

In radio e tv troppi giornalisti incompententi e faciloni in materia di Internet

I giornalisti radio e tv che continuano a definire sbrigativamente "un hacker" Julian Assange o sono incompetenti oppure vogliono disinformare. Assange è un editore online o un "editore terrorista" se vuoi darne un giudizio negativo, ma NON è un hacker e, anche se magari può essere definito un criminale, NON è neppure specificamente un "criminale informatico". Hacker letteralmente vuol dire "smanettone". Un computer hacker è un esperto che entra in un sistema informatico aggirandone le protezioni, non sempre con l'intenzione di fare danni, anche se la terminologia più corretta sarebbe computer cracker (da to crack, nel senso di rompere le protezioni).

NON è quello che ha fatto Assange, il quale ha principalmente pubblicato documenti segreti ottenuti da terze persone (che oltretutto, probabilmente avevano legittimo accesso alle reti a cui accedevano e semplicemente non avrebbero potuto divulgare i documenti a cui accedevano).

Alcuni collaboratori di Assange sono sicuramente degli hacker, ma definire Assange sbrigativamente "un hacker" è come definire "un dinamitardo" un fotografo che ha fotografato una bomba.