sabato 4 maggio 2013

"Femminicidio": forse più un problema di età che di genere. Alcune riflessioni sui dati disponibili, e domande per capire meglio.

Studiamo bene i dati.

Premessa: il 90% dei reati violenti sono commessi da maschi fra i 18 e i 45 anni, quindi questo non è un tentativo di sviare l'attenzione, fare benaltrismo o minimizzare. Il problema della violenza è un problema chiaramente maschile con il 90% di responsabilità maschile: è evidente anche dal semplice confronto delle popolazioni carcerarie maschile e femminile.



Però sul tema del femminicidio o femicidio secondo me è opportuno fare delle considerazioni e fare delle domande a cui qualcuno - per esempio sociologi, criminologi e giornalisti - dovrebbe rispondere con analisi e dati, e non con tesi ideologiche.


  1. Secondo alcune stime i "femminicidi", o femicidi, in Italia nel 2012 sono stati 124 (secondo altre sono stati 127). Ovvero circa 100 uomini hanno ucciso 124 donne (in 21 casi l'autore non è stato individuato, in altri un uomo ha ucciso più di una donna), con diversi moventi che però la ricerca non indica. Possiamo presumere il movente sessuale (omicidio in conseguenza di uno stupro che dal male è finito al peggio), la gelosia sessuale e affettiva, la frustrazione per un corteggiamento respinto, ma anche questioni economiche e di eredità. Domanda: nel caso, che c'entrano eventuali questioni ereditarie o economiche con la "violenza di genere"? L'analisi statistica dei moventi è importante per la valutazione dell'emergenza, non basta contare tristemente i cadaveri per un'analisi del fenomeno. Se il femminicidio è l'uccisione di una donna in odio al genere sessuale, la presenza di eventuali moventi di carattere economico cambia il quadro.
  2. Quanti sono gli omicidi in cui donne uccidono uomini? Per valutare pienamente l'emergenza, occorrerebbe fare questo confronto. Per quel che ne so, i delitti "donna uccide uomo" nel 2012 sono stati circa una cinquantina. Se questi dati, che purtroppo sono costretto a citare a memoria, sono giusti, propagandisticamente si potrebbe dire che "i femminicidi sono il 200% rispetto agli omicidi "donna-uccide-uomo" ma statisticamente, sulla popolazione italiana, la differenza in realtà è minima: su 60 milioni di persone i "femminicidi" colpiscono circa lo 0,02% della popolazione mentre gli omicidi "donna-uccide-uomo" riguardano circa lo 0,01. Statisticamente si tratta di numeri entrambi molto piccoli, che possono cambiare - e di molto - semplicemente contando meglio. In meglio o in peggio, beninteso: che sia favorevole o contrario a questa o quella tesi, il confronto fra "femminicidi" e "omicidi donna-uccide-uomo" va tassativamente fatto, perché è dalla differenza fra le due grandezze che emerge l'eventuale "emergenza". E il confronto non deve essere solo numerico, ma anche di analisi sociale del retroterra di vittime e colpevoli: per esempio un fattore importante è anche il ruolo di militari ed ex militari, oppure la disponibilità di un porto d'armi: anche la presenza di armi in casa è un fattore importante nel facilitare delitti violenti, particolarmente quando il movente è passionale oppure il delitto è conseguente a uno scatto d'ira. In ogni caso, il fenomeno donna uccide uomo non è inesistente e va documentato anch'esso.
  3. Il "femminicidio" viene descritto come un'"emergenza", addirittura parlando in questo caso non di 124 "femminicidi" ma di 113 "in meno di un anno", di cui 73 donne uccise dal partner (ma non si dice il movente, che non è secondario). Secondo dati Istat i morti per incidenti stradali in un anno in Italia sono circa 3500-4.000 (trenta volte di più). Guardando una tale sproporzione fra le due grandezze, secondo me viene spontanea la domanda: come mai il "femminicidio" è un'emergenza mediatica mentre i morti sulle strade non lo sono? Negli incidenti stradali muoiono solo uomini?
  4. I morti sul lavoro sono circa 1500 l'anno in Italia, quattro uomini e una donna al giorno contro una donna uccisa ogni tre giorni nel caso del femminicidio. Stessa domanda del punto 3: come mai i 1500 morti sul lavoro (dieci volte i femminicidi) non sono un'emergenza mediatica? Anche qui muoiono solo uomini?
  5. Poi: i colpevoli chi sono? Ok, sono maschi, ma... Sono ingegneri, giornalisti, sacerdoti, artigiani, medici o insegnanti? Oppure fra i colpevoli di "femminicidio" c'è una percentuale significativa (superiore alla media normale) di mafiosi, 'ndranghetisti, pregiudicati, persone in situazioni di degrado sociale oppure immigrati con difficoltà di adattamento alla cultura europea? Nel primo caso, si tratta di un fenomeno preoccupante: uomini "normali", integrati socialmente, che uccidono la moglie, amante, fidanzata, o la donna incontrata per caso: la tesi del delitto di genere diventa giustificata. Nel secondo caso, si tratta di un problema più generale di criminalità comune, di degrado sociale o, infine, di integrazione sociale e culturale di minoranze di migranti (i dati della ricerca citata all'inizio indicano il 15% di stranieri fra i colpevoli: una percentuale non altissima, ma comunque più elevata rispetto alla popolazione di immigrati residente in Italia). 
Fra l'altro, va sottolineato un dato interessante che emerge proprio dalla ricerca citata all'inizio: l'età media degli assassini: 47,3 anni (è un dato elaborato da un'associazione femminile di sostegno).
È un'età media molto elevata per dei crimini violenti, che denota più un problema generazionale che un problema di genere, ipotesi di lavoro che a mio parere è giustificata anche dall'età media molto elevata delle vittime: 46,9 anni. L'età degli assassini è molto superiore all'età media di chi commette normalmente crimini violenti, e anche l'età delle vittime è elevata. Insomma, stando a questi dati, gli uomini che ammazzano le donne in media NON sono giovani: sono anziani e persone di età matura.

Questo tipo di analisi sociologica su vittime e colpevoli andrebbe fatta e, dato il piccolo numero di casi, è grave che non venga fatta.

Aggiornamento: il 12 maggio 2013 è uscito questo post di Fabrizio Tonello, docente di Scienze Politiche a Padova, che sostanzialmente conferma la necessità di indagare meglio i numeri dei femminicidi.

Aggiornamento: qui un'interessante analisi dei dati con i confronti fra Italia e paesi europei.

12 commenti:

mammainrenania ha detto...

Inimicandomi le amiche più care, ho diffuso il tuo post...Pare che a ragionar di dati si crei irritazione, minimizzando si diventi profemminicidi..bah.
Ciò detto, hai approfondito il tema donne che ammazzano uomini? Le donne che lo fanno, spesso,ci arrivano per vendicare offese e violenze subite, da loro e dai figli.Non per prevaricare o per maschicidio...

Gianni Lombardi ha detto...

La mia intenzione non era tanto quella di minimizzare, quanto di mettere i dati dei femminicidi in prospettiva con dati di altro genere di morti violente (incidenti stradali e incidenti sul lavoro) che - curiosamente - suscitano molto meno allarme sociale. Secondo me circa 5.000 morti tra incidenti stradali e sul lavoro sono un dato molto preoccupante. Non sono io che minimizzo il femminicidio: sono gli altri che minimizzano gli incidenti stradali e sul lavoro, mi sembra.

Inoltre, il fatto che l'età media di chi commette e subisce femminicidio sia così alta (46-47 anni, se i dati che ho segnalato sono corretti) indica che dovrebbe essere un fenomeno portato a diminuire, visto che i giovani fortunatamente se ne astengono.

Anche i recenti dati comunicati dal ministro Josefa Idem (127 nel 2012, 25 nei primi 4 mesi del 2013) indicano, almeno teoricamente, una tendenza alla diminuzione del 40%.

stefano ha detto...

Ciao, ti faccio alcune obiezioni:

quando parli di responsabilità o di problema dei maschi penso che cadi nello stesso errore che contesti con l'articolo. La violenza e la discriminazione di genere si è manifestata storicamente in varie direzioni, ma non è un comportamento che appartiene a un genere. Per cui parlare di violenza maschile ad esempio è sbagliato.
sul tema in questione l'ideologia non è completamente trascurabile. Tutti i dati e le analisi possibili non saranno mai sufficienti.
sul punto 1) Sì, la confusione è dovuta al fatto che è solo di recente che si usa la categoria del "femminicidio", per cui molti o non sono preparati o alla peggio lo fanno in malafede.
sul punto 2) qui si vede come i semplici dati non dicono molto, senza una visione dietro. I casi di donne che uccidono uomini non sono un fenomeno a parte, vanno analizzati e compresi all'interno della violenza di genere. Il fatto poi che si parli di emergenza va separato dal tema del femminicidio.
Sul punto 3) anche qua, come nel punto 2) il fatto che un tema diventi o meno emergenza mediatica non ha a che fare con il tema in questione. Cosa stabilisce l'emergenza? È arbitrario. La tua domanda però sembra nascondere un pregiudizio.
Sul punto 4) stessa obiezione fatta sul punto 3)
Sul punto 5) si tratta di uomini comuni, e di un comportamento che non riguarda dinamiche criminali classiche e neanche l'integrazione degli stranieri. L'analisi che tu vorresti è già stata fatta, proprio per questo si parla di violenza di genere, di femminicidio, di intimate femicide o intimate partner homicide eccetera in ambito internazionale.

stefano ha detto...

sull'ultima parte: penso che osservi la questione con un'ottica fuorviante. I comportamenti di cui parliamo risentono di troppi fattori per poter essere ricondotti a determinate cause. Concentrarsi sul femminicidio come fossero morti sul lavoro o crimini mafiosi non ha molto senso. Gli uomini che uccidono sono maturi, ma ad esempio se passiamo agli stupri credo che l'età media diminuisca. Osservare anche l'andamento anno per anno è poco utile. Poi il motivo principale per cui è emersa la necessità di nominare il femminicidio è soprattutto quella di parlare della nostra società e delle culture che la animano.

Gianni Lombardi ha detto...

Stefano, grazie per il commento. Quando dico che " Il problema della violenza è un problema chiaramente maschile con il 90% di responsabilità maschile" mi riferisco ai reati violenti. Se questi vengono per il 90% commessi da maschi, è probabile che ci sia, oltre alla responsabilità personale, anche una maggiore propensione dei maschi ad esercitare comportamenti socialmente pericolosi o rischiosi.

Ho inoltre osservato il dato sull'età: NON ho tratto conclusioni, ho fatto un'ipotesi. È un'ipotesi che sicuramente merita approfondimento. Quando un certo comportamento è più diffuso in una fascia di età mediamente alta, si possono ipotizzare due cose differenti fra loro: invecchiando si è più portati a farlo (ad esempio, usare il bastone per camminare); oppure è un comportamento relativo a cultura ed educazione delle generazioni più anziane (ad esempio, bere abitualmente vino ai pasti o non amare i fast food).

Il collegamento che fai con lo stupro invece è arbitrario e privo di dati: tu stesso dici " ad esempio se passiamo agli stupri CREDO che l'età media diminuisca." "Credi" o hai dei dati? E in ogni caso, che c'entra? Io sto esaminando i dati sul femminicidio. Se vuoi introdurre il tema del rapporto fra stupri e femminicidi, dovresti essere tu a cercare dei dati (stupri che si concludono con femminicidi, età delle vittime, età dei colpevoli, ecc).

La mia tesi NON è "il femminicidio è un problema irrilevante". Semplicemente mi faccio delle domande su dati che appaiono sui giornali e che talvolta vengono riportati un po' a sproposito, come nel caso del recente allarme ("127 nel 2012. 25 nei primi 4 mesi del 2013", senza rendersi conto che 25 in quattro mesi significano una previsione di 75 in tutto l'anno, con una diminuzione del 40% rispetto all'anno precedente).

stefano ha detto...

fai bene a criticare i dati e gli allarmismi, credo che sbagli nel modo in cui inquadri la questione, come fosse un fenomeno separato dal resto, partendo dai dati, che non credo ti aiutino più di tanto. I dati sugli stupri possono o non possono essere quelli che ti ho dato io, ma il punto è che si parla dello stesso ambito, ovvero la violenza di genere, legata a una cultura. Non stiamo parlando di una malattia che insorge in certe fasce d'età. Appurare che sono in genere uomini di una certa età cosa ci dice di più sul fenomeno? Sono persone che hanno vissuto in una certa cultura. Se fosse relativo a una cultura passata, il comportamento dovrebbe via via calare con il passare del tempo, ma così non è.

Sulla responsabilità maschile: è che sembra un comportamento intrinseco all'essere maschi, da come la metti. Visto che hai letto il post di Giovanna Cosenza, avrai notato anche alcune reazioni, di uomini che si sentono giudicati in quanto uomini. ciao

Gianni Lombardi ha detto...

Ti faccio notare due errori logici nel tuo ultimo commento:

1. Sugli stupri NON hai dato nessun dato :-)

2. L'età è rilevante anche per la formazione culturale.

Fasce di età diversa implicano formazioni culturali ed educative molto diverse. Quando ero bambino (ho 54 anni) i maschi venivano cresciuti per diventare soldatini, le femmine per diventare brave massaie. Poi nel corso della vita si cambia, si evolve eccetera, ma il tipo di valori che hai assorbito all'asilo e alla scuola elementare ti influenzano per tutta la vita.

stefano ha detto...

ok, allora siamo d'accordo sul fatto che cambiando la cultura cambiaranno i comportamenti, quindi quando dici che è un problema generazionale in realtà stai dicendo che è proprio della cultura che ha influenzato quelle generazioni.

Gianni Lombardi ha detto...

Come direbbe Tex: "Pienamente d'accordo." :-)

U ha detto...

Gianni, scusami ma c'è un piccolo errore nei tuoi calcoli che non solo non cambia la tua valutazione sul numero esiguo di femminicidi ma l'aggrava: sul totale della popolazione femminile /31 milioni circa) 127 femminicidi non sono lo 0,02% bensì lo 0,0004%.
All'incirca due ordini di grandezza meno rispetto alla tua moltiplicazione.
Perciò immagina che che percentuale nulla :)

U ha detto...

Inoltre un ulteriore appunto: non puoi prendere l'età media dell'omicida e trattarla come non fosse una media, da qui deducendo che sia un problema generazionale. tu puoi avere un omicida 91 anni e due di 25 e la media sarebbe 47 anni, anche se nessun 47enne sarebbe presente. ;)

Gianni Lombardi ha detto...

Per la percentuale, grazie per la segnalazione, rifarò i calcoli per verificare.

Per quel che riguarda la media, non so come sia stato calcolato quel dato (è un dato della Casa delle Donne) ma essendo riferito a 100 assassini e 128 vittime, è probabile che indichi una distribuzione meno irregolare di quella ipotizzata da te (due giovani e un decrepito). Quello che però intendo non è che il fenomeno riguardi la singola generazione dei 40-50enni, bensì che riguardi le generazioni più adulte ed anziane rispetto a quelle più giovani.