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sabato 26 giugno 2010

Occhio allo spot... ma l'agenda la detta l'informazione

Qui si fa una giusta critica di comunicazioni pubblicitarie sessiste, ricche di immagini ammiccanti, soft-porno e non lusinghiere nei confronti della figura sociale della donna. Occorre però fare un paio di osservazioni:

1. NON è vero che la pubblicità sia all'avanguardia dell'osceno: in fatto di soft-pornografia la pubblicità è al rimorchio di stampa e tv generalista: infatti sin dagli anni 80 le copertine di Panorama erano ben più esplicite di questa campagna stampa. Per non parlare di quel che si vede in TV nelle reti "per famiglie". Sono TV e informazione che dettano l'agenda, cercando spesso il minimo comun denominatore per raggiungere il pubblico più ampio, ovvero sesso, pettegolezzi e violenza.

2. Occorrerebbe inserire nel curriculum scolastico anche la "comprensione e decodifica dei Media", a partire dalle scuole elementari.
L'informazione è spesso più ingannevole della pubblicità tradizionale che, almeno, ha il pregio di essere esplicita e di avere un committente chiaramente identificato. Di fronte alla pubblicità solo i più ingenui non si rendono conto che è un messaggio di parte e quindi va sempre esaminato criticamente. Di fronte ai Telegiornali moltissimi spettatori sono totalmente indifesi.

venerdì 18 giugno 2010

Pubblicità ingannevole da parte della Rai?

Secondo Altroconsumo e altri, gli spot Rai che parlano di "Tifo libero", sarebbero ingannevoli. Non è vero infatti che i Campionati Mondiali di Calcio vengono offerti gratuitamente dalla Rai al suo pubblico, sia perché le partite diffuse sono solo alcune e non tutte, sia perché il servizio è offerto solo via digitale terrestre.
E, infine, perché la Rai viene finanziata dai cittadini -- compresi quelli che non la guardano, non la ricevono o, secondo alcune interpretazioni all'interno di un autentico caos normativo, compresi quelli che non hanno la tv ma dispongono di accesso a Internet -- con il canone e, quando questo non basta, con le tasse generali, da cui viene attinto per ripianare il deficit dell'azienda.

giovedì 31 dicembre 2009

Digitale terrestre, innovazione per poveracci

Ho già scritto dei motivi per cui il digitale terrestre mi sembra una patacca, ovvero una mezza truffa di qualità neanche tanto eccelsa.

Ecco qui altri motivi, più tecnici e strategici. In pratica, entro dieci anni, probabilmente si cambierà ancora sistema, perché il digitale terrestre è un accrocchio provvisorio che offre principalmente il vantaggio di far vendere più tv e decoder.

giovedì 30 luglio 2009

Mentre il 60% degli italiani dorme...

Mentre circa il 60% degli italiani dorme o sonnecchia guardando la tv -- ovvero il suo unico mezzo di informazione perché questo 60% di italiani NON legge giornali e NON accede a Internet -- in Italia sta lentamente succedendo quello che viene descritto qui. Rai e Mediaset integrano clandestinamente le strategie editoriali e pubblicitarie, con lo scopo di consolidare lo status quo televisivo e con la ricaduta di mantenere arretrato il paese.

In Italia da anni l'utilizzo della televisione, sia come mezzo di informazione sia come principale mezzo pubblicitario, è sproporzionato rispetto al resto d'Europa, con il risultato di penalizzare le piccole e medie imprese che, fino a qualche tempo fa, avevano come unico canale pubblicitario facilmente accessibile le Pagine Gialle e solo da poco tempo, timidamente, si stanno affacciando a Internet. Il cui sviluppo viene attivamente frenato dalle politiche governative tanto di destra quanto di sinistra, per ignoranza in alcuni casi, per mala fede e strategia politica in altri.

La difesa dello status quo televisivo continuerà ancora per diversi anni a causa di un duplice conflitto di interessi: quello evidentissimo di Silvio Berlusconi, e quello meno evidente di sindacati e forze politiche minori (Lega, ex Alleanza Nazionale in PDL, PD, piccole formazioni di sinistra variamente radicale) che vogliono mantenere il loro controllo sulla loro fetta o fettina di Rai, tuttora lottizzata.