martedì 9 giugno 2026
domenica 12 giugno 2022
Come i giornali descrivono gli incidenti stradali - ebook gratis, in formato ePub e pdf
I giornalisti spesso descrivono gli incidenti stradali in modo paradossale, e non se ne rendono conto. Per esempio le automobili sembrano animate di vita propria. L'auto impazzita viaggia contromano, urta i veicoli parcheggiati e si schianta nella rotonda.
In questo ebook gratuito in formato ePub una breve storia del rapporto fra giornalismo e automobile, la citazione di tre studi scientifici sul tema di come i giornalisti trattano gli incidenti stradali (con gli originali scaricabili), l'analisi di numerosi articoli della stampa italiana (con casi assurdi e paradossali, ma frequenti e normali in cronaca locale) e infine le linee guida per i giornalisti inglesi, rilasciate nel 2019, che possono aiutare a correggere il fenomeno e scrivere articoli migliori.
- Scarica qui l'ebook in formato ePub: Come i giornalisti descrivono gli incidenti stradali - ebook gratis.
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Se hai osservazioni sul libro fammele conoscere nei commenti. Se ti piace, fai una recensione positiva su Amazon (dal 16 al 20 giugno 2022 sarà scaricabile gratis)
Qui gli altri miei libri:
Mobilità
Copywriting
- Action Writing: Consigli utili e semplici da applicare per scrivere in modo più efficace
- Metodica per creare nomi di azienda, prodotto o servizio.: Una metodica semplice per creare nomi commerciali per aziende, prodotti o servizi, con criteri di scelta e valutazione
- Le Basi del Direct Marketing: Comunicazione diretta per lo sviluppo aziendale e professionale
- Astanga Yoga di Patanjali
- Yoga facile per un mondo difficile
- Simbologia degli Asana: Simbologia di quindici posizioni yoga, con numerose informazioni utili per la pratica
- Come aprire e promuovere un centro yoga
- Raja-Yoga di Vivekananda: Nuova traduzione in italiano
- 4 libri dell'antica tradizione Yoga
- Pranayama Facile
- Chakra, guida pratica: filosofia, asana, simbologia, pranayama
- Consigli Vegetariani
- Lettere vincenti Come utilizzare alcuni segreti del direct marketing
- Posta tosta. E-mail efficaci in azienda, nella vita privata, nel marketing
- Come si fa a comunicare con la posta elettronica
lunedì 16 maggio 2022
Quanto devo guadagnare se apro una partita iva per fare il lavoratore autonomo? (ebook gratis)
Ecco un metodo semplice per confrontare il reddito di un lavoratore dipendente con quello di un freelance o lavoratore autonomo. È un metodo utile per calcolare a spanne ma in modo concreto e indicativo i propri obiettivi di fatturato, oppure per calcolare se è stato conveniente dare le dimissioni (volontarie o no) per mettersi in proprio:
Supponiamo per semplicità che 1.000 euro al mese sia l’ultimo stipendio che abbiamo preso quando lavoravamo da dipendenti (è per fare un esempio e per fare i conti con cifre tonde), oppure sia uno stipendio che consideriamo giusto per il nostro lavoro, stile di vita e necessità personali e familiari.
A fronte di 1.000 euro nette, il datore di lavoro paga circa altri 1.000 euro di tasse, contributi e costi vari (i calcoli che facciamo qui sono indicativi, non al centesimo: quello che conta sono gli ordini di grandezza, non il conto alla lira).
Quindi a uno stipendio netto di 1.000 euro corrisponde uno stipendio lordo di circa 2.000 euro.
Inoltre, a seconda del contratto, si percepiscono anche la tredicesima e la quattordicesima. Quindi il lordo mensile va calcolato per 13 o per 14. Qui consideriamo il caso migliore e moltiplichiamo per 14.
Poi va aggiunta una mensilità circa di accantonamento per la liquidazione, che è una retribuzione differita.
Ergo, a fronte di una retribuzione netta di 1.000 euro al mese, lo stipendio lordo annuale è circa 30.000 euro (o 28.000 a seconda dei casi).
Cosa significa questo?
Che, come partita iva, se vogliamo guadagnare 1.000 euro nette al mese, dobbiamo fatturare circa 30.000 euro l’anno, al netto di iva.
Altre considerazioni e approfondimenti nel mio manuale gratuito 'Consigli utili per partite iva e freelance, scaricabile gratuitamente qui in formato ePub.
È possibile anche acquistarlo in formato Kindle o in formato cartaceo su Amazon qui.
Nota: quello esposto è un metodo spannometrico e generale per avere un'idea di fatturato e reddito. Spese per la produzione del reddito, ed eventuali agevolazioni fiscali per giovani, donne, nuove attività possono cambiare i risultati in situazioni specifiche.
domenica 5 dicembre 2021
'Consigli utili per partite iva e freelance', ebook GRATIS in formato ePub (e i link a tutti gli altri miei libri)
Consigli utili per partite iva e freelance è un breve libro in formato ePub facilmente leggibile su tutti i computer e anche su telefonino e tablet.
Gli argomenti principali:
- Quanto fatturare e come definire i propri obiettivi di fatturato
- come fare i preventivi, con diverse metodiche
- come trovare nuovi clienti e sviluppare il lavoro
Può essere utile anche per cercare lavoro come dipendente e per fare sviluppo per la propria piccola azienda.
Se il libro ti piace, ti è utile e fai una buona recensione su Amazon mi fai un favore. Se non ti piace, fammi sapere perché così magari posso migliorarlo per una prossima edizione.
Scaricalo qui, gratis e senza impegno: Consigli utili per partite iva e freelance, ebook gratis
(Se conosci giovani freelance, persone che hanno appena aperto la partita iva, dipendenti che vogliono mettersi in proprio, persone che rischiano il licenziamento e rischiano di essere obbligati ad aprire una partita iva, segnalagli il link. È gratis e senza nessuna necessità di registrazione, fornire dati, fornire e-mail, senza tentativi di vendita e post vendita: Consigli utili per partite iva e freelance, ebook gratis.)
Per sostenere il mio lavoro compra anche la versione in formato Kindle (a pagamento), oppure qualcuno degli altri libri qui sotto (prezzi modici e popolari, sostieni la cultura senza spendere troppo):
Copywriting
- Action Writing: Consigli utili e semplici da applicare per scrivere in modo più efficace
- Metodica per creare nomi di azienda, prodotto o servizio.: Una metodica semplice per creare nomi commerciali per aziende, prodotti o servizi, con criteri di scelta e valutazione
- Le Basi del Direct Marketing: Comunicazione diretta per lo sviluppo aziendale e professionale
Mobilità
- 'Cronaca Letale: come giornalisti e giornali descrivono gli incidenti stradali' (formato Kindle, a pagamento)
- Cronaca Letale: come i giornalisti descrivono gli incidenti stradali - formato ePub, gratis
- Cronaca Letale: come i giornalisti descrivono gli incidenti stradali - formato PDF, gratis.
- Come risolvere i problemi di parcheggio nel tuo comune
- Astanga Yoga di Patanjali
- Yoga facile per un mondo difficile
- Simbologia degli Asana: Simbologia di quindici posizioni yoga, con numerose informazioni utili per la pratica
- Come aprire e promuovere un centro yoga
- Raja-Yoga di Vivekananda: Nuova traduzione in italiano
- 4 libri dell'antica tradizione Yoga
- Pranayama Facile
- Chakra, guida pratica: filosofia, asana, simbologia, pranayama
- Consigli Vegetariani
- Lettere vincenti Come utilizzare alcuni segreti del direct marketing
- Posta tosta. E-mail efficaci in azienda, nella vita privata, nel marketing
- Come si fa a comunicare con la posta elettronica
martedì 7 aprile 2015
P.G. Wodehouse, breve guida alla lettura
P.G. Wodehouse è stato uno scrittore leggero inglese, molto divertente. Per chi può, è consigliabile leggerlo in inglese per la qualità della scrittura e lo stile virtuoso senza esibizionismo. Le sue trame hanno spaziato in questi mondi: borghesia inglese, aristocrazia inglese, mondo dell'editoria, del teatro e del cinema, miliardari americani, truffatori, detective senza speranza, giovani sfaccendati, fidanzamenti disperati, maggiordomi superumani.
Un antecedente del mondo di Wodehouse, come trama, dialoghi e tipologia dei personaggi può essere trovato nell'Importanza di essere Onesto, la commedia brillante di Oscar Wilde ("The Importance of Being Earnest", spesso tradotto come "L'importanza di chiamarsi Ernesto"), ricca di battute, ironia feroce e situazioni paradossali.
Wodehouse ha avuto una produzione sterminata (circa una novantina di romanzi, più racconti, opere teatrali, canzoni e partecipazioni a sceneggiature cinematografiche). Alcuni romanzi possono essere deludenti. Per chi non lo conosce, una guida parziale per orientarsi.
Ciclo di Blandings - ambientato in una situazione sociale analoga a Downton Abbey, illustra le vicissitudini di una vasta famiglia e i loro vari ospiti nel Castello di Blandings. Come in molti romanzi di Wodehouse ci sono numerosi intrighi romantici, ma non appaiono mai né sesso né violenza realistica. A Differenza di Downton Abbey guerra e politica non esistono. I romanzi del ciclo di Blandings hanno numerosi personaggi e vengono raccontati dal punto di vista del narratore onniscente. Spesso l'intrigo ha una certa suspense. Una caratteristica dei romanzi di Wodehouse sono trame molto ben congegnate.
Ciclo di Jeeves - Ruota intorno a due personaggi, il maggiordomo Jeeves e il suo giovane padrone, Bertie Wooster. Narrato in prima persona dal punto di vista di Bertie, un giovane aristocratico senza problemi di soldi e praticamente senza cervello né talento. Jeeves è il maggiordomo deus ex machina capace di risolvere ogni problema in cui Wooster si caccia. Dalla serie è stata tratta una miniserie tv, Jeeves and Wooster, con Hugh Laurie (Dr House) e Stephen Fry. La serie tv è molto ben fatta e interpreta benissimo lo spirito dei racconti e romanzi di Wodehouse. Hugh Laurie e Stephen Fry sono entrambi superlativi.
Il ciclo di Monty Bodkin. È un ciclo minore, ma interessante perché in parte ambientato in America, con squarci sul mondo dell'editoria inglese e del cinema americano. I due romanzi in cui Monty Bodkins è protagonista sono: "The Luck of the Bodkins" e "Pearls, Girls and Monty Bodkin".
Laughing Gas (Gas esilarante). Romanzo singolo, interessante perché ambientato da Hollywood.
Psmith Journalist (PSmith giornalista), meno divertente di altri ma con una trama centrata sui problemi sociali di New York del 1915 e tracce di mafia. Ambientato nel mondo dell'editoria in cui il protagonista trasforma una pubblicazione per famiglie totalmente disimpegnata in una aggressiva testata di inchiesta (all'insaputa dell'editore in vacanza per motivi di salute). Leggendolo si può osservare come il mondo dell'editoria americana, anche nel racconto ironico-satirico di Wodehouse, fosse lontana anni luce dal giornalismo italiano.
I titoli migliori di Wodehouse probabilmente sono quelli fra le due guerre, con qualche perla giovanile. I romanzi più tardi in qualche caso rivelano un po' troppo mestiere e qualche manierismo. Nella voce dedicata a Wodehouse su Wikipedia si può trovare l'elenco cronologico delle opere.
martedì 27 gennaio 2015
Il terrorismo in Europa: bolla mediatico-politica?
Qui l'Economist tira le somme di 13 anni di attacchi terroristici in Europa. Nell'immagine i dati.
Praticamente in 13 anni, nel periodo dall'11 Settembre 2001 al gennaio 2015, in Europa ci sono stati 442 morti per attentati terroristici.
Una media di 34 l'anno.
In Europa ci sono anche circa 120.000 morti per incidenti stradali. Ogni anno, non in 13 anni. In tredici anni sarebbero 1.560.000, le dimensioni di una città come Milano. [i numeri si riferiscono ad un'area geografica più ampia di Regno Unito, Spagna, Francia, Olanda, Norvegia, Grecia, Belgio, Italia e Svezia per cui non sono direttamente confrontabili, però è evidente come l'ordine di grandezza sia enormemente diverso]
In Italia nel 2013 i morti per incidenti stradali sono stati circa 3.385, con 257.000 feriti (dati Istat). In un anno solo, in Italia ci sono sette volte i morti per terrorismo di 13 anni in Europa. In un anno solo, in uno solo dei nove paesi presi in esame nel grafico dell'Economist sui morti per terrorismo.
Probabilmente non è un caso se nel grafico non vengono indicati i totali, ma solo dei quadratini per ciascuna vittima. Perché i numeri totali sarebbero palesementi piccoli (442 in 13 anni) rispetto ai numeri dei morti per incidenti stradali (120.000 in un anno), o dei morti per incidenti sul lavoro (circa 1.200 l'anno in Italia), o degli incidenti domestici.
Oppure, per andare negli USA, confrontare con le sparatorie nelle scuole dal 2012 all'inizio del 2015. Il numero di sparatorie nelle scuole americane è spaventoso (oltre 100 casi ad oggi). Se fossero altrettanti attentati terroristici sarebbero considerate un'emergenza internazionale.
È facile fare i terroristi?
Nel 2001, dopo l'attentato delle Torri Gemelle a New York, sembrava che da lì in poi ogni settimana sarebbe caduto un aereo in un attentato kamikaze. Sembrava che bastasse un taglierino per buttare giù un aereo. In realtà si è scoperto che organizzare nuovamente un attentato del genere dell'11 settembre è un po' più complicato di salire a bordo con un coltello. Per ogni aereo occorrono almeno tre attentatori, tutti disponibili a suicidarsi, di cui almeno uno in grado di pilotare un aereo di linea, almeno con perizia sufficiente per portarlo sull'obiettivo e farsi schiantare su di esso. Nel frattempo, i compari devono essere in grado di tenere a bada equipaggio e decine di passeggeri, alcuni dei quali in preda al panico. Evidentemente non è così semplice visto che negli anni seguenti non si è mai più verificato nessun altro attentato del genere -- e non solo per merito delle misure di sicurezza negli aereoporti.
Oggi, dopo la strage di Charlie Hebdo, sembra altrettanto facile organizzare un attentato. L'Europa sembra pullulare di attentatori pronti ad agire. La strage di Charlie Hebdo è molto più facile da organizzare rispetto all'attentato dell'11 settembre. In sintesi occorrono le stesse competenze necessarie per organizzare una rapina in un ufficio postale.
Morti che vanno in prima pagina e morti che non interessano nessuno (eccetto amici e familiari)
Per certi versi si tratta anche di attentati più difficili da prevenire, esattamente come è impossibile prevenire tutte le rapine in banca o agli uffici postali. Però guardando i numeri, è evidente che il pericolo terrorismo viene esagerato e amplificato mediaticamente anche per motivi politici e psicologici. Il terrorista fa paura, perché compie un atto volontario di violenza. L'incidente stradale non spaventa (e in genere non fa notizia al di fuori della cronaca locale) perché sembra una fatalità: la giustificazione di molti automobilisti che investono un pedone spesso è "non l'avevo visto", implicando il fatto che, non avendo "fatto apposta" la morte del pedone sia meno grave. Cosa che si riflette anche nel diverso allarme sociale e nel trattamento penale: chi uccide un pedone sulle strisce spesso se la cava con la sola sospensione della patente per qualche mese. In sintesi:
- Se ti uccidono sulle strisce bianche, è stato un incidente.
- Se ti spara un terrorista, è un'emergenza nazionale.
[Postilla: in breve tempo, venti giorni dopo l'attentato di Charlie Hebdo, è avventuto un incidente mortale analogo per dimensioni ma non per eco mediatica: In Spagna un caccia da combattimento è caduto in fase di decollo uccidendo 12 persone e ferendone una ventina. Nessun allarme sociale nella popolazione, nessuna richiesta di leggi speciali. Se fosse stato un atto terroristico, si sarebbe fermata l'intera Europa]
venerdì 5 dicembre 2014
In gara per perdere tempo
e cliente?
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| Il comitato deciderà chi ha vinto, dopo un adeguato numero di riunioni. |
Esiste un modo sicuro per decidere senza assumersi responsabilità.
Mettere costantemente i fornitori in gara. È un metodo garantito: dietro la prassi fintamente scientifica e obiettiva, è possibile ottenere questi risultati:
- Apparire un dirigente tosto che bada al risultato. Invece di far leva su elementi difficili da quantificare, come fiducia e affidabilità del consulente o del fornitore, si sceglie un elemento oggettivo: il prezzo finale. Oggettivo come i listini di borsa, ovvero esposto a ogni variazione del tempo e ogni soffio di vento.
- Quantificare un "risparmio" oggettivo: si prende l'offerta più alta, si sceglie l'offerta più bassa, si effettua una semplice sottrazione. Ecco il risparmio conseguito dall'azienda. Semplice e geniale... e del tutto teorico, perché restano fuori dall'equazione i due fattori più importanti: il rapporto qualità prezzo; il ritorno sull'investimento (se investo 10 e ottengo 12, ho un attivo; se investo 5 e ottengo 4, invece di risparmiare ho una perdita).
- Illudersi di ottenere il meglio con poca spesa. I fornitori in gara, ovviamente daranno il massimo... e noi scegliamo il meglio, perché siamo particolarmente furbi.
- Pilotare comunque la scelta, quando necessario. Nell'ambito di una gara, le possibilità di pilotaggio sono illimitate. Il fornitore preferito ha fatto l'offerta piu' bassa? Ecco conseguito il massimo risparmio. Il fornitore da preferire ha fatto una prudente offerta media? Si comincia scartando la più alta e la piu' bassa, perché "fuori mercato" e poi si pilota abilmente verso l'offerta giusta. E cosi' via.
In pubblicità la gara d'appalto è un meccanismo micidiale. Le agenzie abboccano all'amo con l'appetito di trote d'allevamento a digiuno da 72 ore, anche perché spesso per molte agenzie è l'unica leva che sono capaci di muovere per fare il new business, ovvero per acquisire nuovi clienti.
Le aziende sono convinte di fare il grande slam: risparmio, piuù shopping di idee,
più obiettività del metodo, più consulenza gratuita perché anche le agenzie che non si
aggiudicano il lavoro forniscono quasi sempre elementi utili per il giudizio finale.
In realtà le gare, come tante altre cose, possono essere utili se prese a piccole dosi. Ma in dosi massicce sono un costo sia per le aziende, sia per le agenzie.
I costi nascosti.
Ogni gara è come un iceberg: di fronte ai vantaggi visibili, ci sono enormi costi nascosti.
Per le aziende: il tempo e' denaro. Il processo decisionale di una gara con tre agenzie (ma si sono viste gare d'appalto per budget pubblicitari non stratosferici con dieci, quindici agenzie in
lizza) comporta come minimo tre riunioni di briefing, tre presentazioni, svariate riunioni interne per prendere una decisione, senza contare il tempo perduto dall'inizio alla fine della gara.
Ci sono aziende che ogni anno mettono in gara l'agenzia: il risultato è che ogni anno, per un paio di
mesi, restano senza agenzia e poi tutte le attività partono in ritardo.
I costi per le agenzie: quando partecipare alle gare contando sulla fortuna e' l'unico modo per
crescere e acquisire nuovi clienti, partecipare diventa una professione, un vero e proprio
side-business. Questo significa che l'agenzia che partecipa sistematicamente a tutte le gare
finanzia il new business con le parcelle che fa pagare ai clienti gia' acquisiti. Come un coniuge
che, invece di dedicarsi alla sua metà, passa buona parte del tempo a corteggiare a destra e sinistra.
Un comportamento che difficilmente è la base di un buon matrimonio, anche un matrimonio di interesse come quello fra agenzia e cliente.
Che altro dire? In aziende in cui la cosa più difficile e' decidere, la gara permanente è un altro dei metodi per decidere senza assumersi responsabilità: infiniti test per decidere le caratteristiche dei prodotti, infiniti focus group per le campagne pubblicitarie, e gare per assegnare anche il piu'
piccolo incarico pubblicitario. Come dice un direttore creativo della filiale italiana di una
grande agenzia internazionale, ma allora diamoli alle casalinghe dei focus group gli stipendi dei marketing manager. E per scegliere l'agenzia, facciamo un tiro ai dadi. --
(Articolo scritto nel 2002 per la newsletter IMDM Internet Marketing Direct Marketing.)
venerdì 28 novembre 2014
Lista ADCI. Un po' brusca, come chiusura
| Botte da orbi ma anche discussioni profonde |
Si trattava di una lista di discussione attiva in vari modi dal 1999, attivata in modo bislacco all'epoca (furono arruolati tutti gli indirizzi e-mail di tutti i soci, molti dei quali sorpresi dal fatto di ricevere messaggi in circolare) e chiusa in modo altrettanto bislacco oggi. Qui il link defunto.
È vero che le liste di discussione via e-mail sono una forma di "social network" un po' superata. Però comprendeva circa 300 iscritti (non ho modo di verificare perché da ieri non posso accedere alla lista) e un archivio di discussioni che poteva o potrebbe essere interessante studiare o analizzare in futuro. A queste discussioni avevano partecipato alcuni dei più grandi pubblicitari italiani, fra cui Enzo Baldoni, Franco Moretti, Emanuele Pirella (in ordine alfabetico).
Fra blog, Facebook, Linkedin, Twitter e altro, era per certi versi l'unico spazio di discussione interno del Club sempre accessibile 24 ore su 24. Oggi l'unico spazio accessibile a tutti i soci è l'assemblea annuale, (accessibile principalmente solo per chi si trova a meno di tre ore di treno da Milano). Gli altri o non sono privati, o non sono spazi dove la discussione può avvenire in modo approfondito (e archiviabile): su Twitter, con tutta la simpatia che ho per questo mezzo, non puoi approfondire niente. Su Facebook, con tutta la simpatia che ho per questo mezzo, se vuoi ritrovare qualcosa che hai visto anche solo tre giorni fa, è un'impresa.
Come avrebbe potuto essere gestita questa chiusura?
Secondo me in modo meno brusco. Prima di tutto con un adeguato preavviso: almeno un mese. Secondo: lasciando comunque la possibilità di consultare i messaggi archiviati agli iscritti. Terzo: consentendo una discussione interna su come eventualmente migrarla o portarla avanti. La mailing list avrebbe potuto essere migrata in un gruppo Facebook (attualmente esiste un gruppo Facebook ADCI, ma molti iscritti della lista non ne fanno parte). Avrebbe potuto anche essere staccata dall'Adci per essere affidata a un'autogestione. Dopo tutto, bene o male, era abbastanza attiva.
Invece cancellarla da un giorno all'altro senza discussione pubblica è stata una decisione calata dall'alto, decisamente poco social e poco democratica. Ho già visto altri due casi simili in ADCI negli ultimi 10 anni: la "terminazione" del Capitolo Freelance ADCI, e la chiusura, semplicemente portandolo offline, del primo blog ADCI. Entrambi furono episodi poco simpatici.
Mah.
venerdì 30 maggio 2014
Lavoro gratuito, volontariato e reddito di cittadinanza

Ha suscitato qualche critica, giustificata, la campagna per raccogliere volontari per l'Expo 2015. Alcuni alti dirigenti che si occupavano dell'organizzazione dell'evento sono indagati per tangenti e corruzione e contemporaneamente si cercano "migliaia di giovani" come volontari non retribuiti per collaborare? La perplessità su come vengono distribuite le risorse in Italia è giustificata, soprattutto se si tiene conto del forte squilibrio retributivo - tanto nel pubblico quanto nel privato - fra dirigenti, pagati più della media europea da una parte, e "risorse umane": impiegati e operai in Italia sono pagati meno della media europea.
Secondo me bisognerebbe fare una riflessione su lavoro gratuito e reddito di cittadinanza, provando a mettere insieme le due cose. Nel mondo moderno stanno emergendo sempre di più attività e lavori (anche di semi-volontariato) che sono difficilmente quantificabili e monetizzabili. Quanto vale occuparsi della pagina Facebook di una onlus o del nido comunale? Quanto vale fare il volontario per l'Expo (iniziativa pubblica), per lo Smau (iniziativa privata) oppure per una fiera di beneficenza (iniziativa senza fini di lucro)?
Se esistesse un reddito di cittadinanza, questo potrebbe coprire (in modo parziale e forfettario) le innumerevoli richieste di lavoro e contributo gratuito che emergono sempre di più nel mondo reale e nel mondo reale-digitale.
Inoltre semplificherebbe moltissimi alcuni tipi di rapporto di lavoro sporadico o non continuativo con ricadute sociali positive. Sintesi: chi ha un lavoro può fare il volontario nel suo tempo libero, chi non ha un lavoro può fare il volontario essendo tutelato e finanziato dal reddito di cittadinanza (e fare il volontario può essere un modo per dare qualcosa in cambio alla società, per la tutela del reddito di cittadinanza).
Posted via Blogaway
Posted via Blogaway
mercoledì 23 aprile 2014
I pericoli dell'iper-tecnologia.
| Può accendere il gas. |
Il mondo è ipertecnologico sin dai tempi dell'invenzione della ruota o della scoperta del fuoco. Da migliaia di anni, più volte al giorno miliardi di persone compiono reazioni chimiche accelerate dal fuoco per preparare da mangiare. Cucinare due uova al tegamino non è molto meno tecnologico di usare uno smartphone. In fondo, il fuoco non è ben più pericoloso di un telefonino?
venerdì 7 febbraio 2014
Destra, sinistra o centro, noi italiani siamo sempre dei pasticcioni.
Il problema italiano non è governa questo o governa quello. È la profonda metastasi di burocrazia, arretratezza culturale e disorganizzazione che riguarda tutti, cittadini compresi. È un problema che riguarda tanto la classe dirigente quanto la popolazione in generale. Per dimostrarlo basta pensare alle nostre aziende pubbliche, sempipubbliche o ex pubbliche: poste, aerei, treni, infrastrutture. Con rare eccezioni offrono servizi più costosi della media europea, a livelli inferiori alla media. Oppure basta pensare al delirio dell'Imu. Ma anche le aziende private spesso offrono esempi di burocrazia interna paradossale e intricata. Avete mai provato a cambiare operatore telefonico oppure disdire la pay tv? O mandare un messaggio e-mail a una PMI per chiedere un'informazione? O chiedere informazioni in un negozio quando "non c'è il titolare"? Ma in Italia i vertici sono quelli più disastrosi.
L'ultimo esempio di sfrenata inettitudine politico-istituzionale: i cosiddetti incentivi per l'editoria. Sono un esempio particolarmente significativo, simbolico, emblematico.
Nati come incentivi per favorire la lettura, pieni di lodevoli eccezioni, contenevano già all'origine dei notevoli difetti. Dopo due mesi di lavoro stanno diventando questo:
- Il Governo Letta non ha i soldi per finanziare un simile progetto di diffusione della cultura e deve attendere i fondi europei.
- Nel frattempo il tono liberale dell’iniziativa si spegne diventando un incentivo fiscale non per i cittadini lettori ma per i librai
- L’iniziativa viene per ora convertita in un voucher per i libri scolastici così organizzato:
- a) L’ammontare del singolo voucher non si sa, verrà concordato fra Ministero dell’Istruzione e dello Sviluppo Economico sulla base della popolazione studentesca 2013-2014
- b) Si dovrà presentare un ticket, registrato e timbrato dai presidi
- c) Col ticket gli studenti (solo delle superiori, ah anche parificate ovviamente) potranno ricevere uno sconto del 19% sui libri d) Solo nelle librerie che avranno aderito all’iniziativa dopo aver chiesto un credito di imposta del 19%. (ricostruzione schematica tratta da Manteblog di Massimo Mantellini; qui la notizia dal Sole 24 Ore)
mercoledì 15 gennaio 2014
Non c'è lavoro? Non vieni pagato? Tre problemi e Tre soluzioni
| Il lavoro fisso non è l'unica forma di lavoro |
La campagna #CoglioniNO ha generato una discussione sul lavoro creativo. Benvenuta consapevolezza, però va anche detto e compreso che il problema è molto più complicato della semplice invidia dell'idraulico ben pagato.
- NON è una questione di immagine di categoria. Nel luogo comune tutte le categorie sono sputtanate per definizione: i medici ammazzano i pazienti, gli avvocati sono azzeccagarbugli, i notai sono passacarte, i chirurghi sono macellai, i commercianti sono imbroglioni, eccetera. Non è promuovendo l'immagine del creativo che "i creativi" verranno tutti rispettati. Ogni singolo professionista deve guadagnarsi la fiducia dei suoi clienti. E infatti i medici, gli avvocati ecc sono come descritto, ma ognuno di noi ha fiducia del suo medico, del suo avvocato, ecc.
- Il lavoro è uno e trino. Esistono - grosso modo - TRE figure nel mondo del lavoro. Tutte e TRE lavorano, ma hanno loro specificità: L'imprenditore; il Freelance-libero professionista; il dipendente. La logica del "lavoro gratis" è diversa per le tre figure e NON è "tutto-buono" o "tutto-cattivo" in tutti e tre i casi. L'imprenditore e il libero professionista, per esempio, NON possono pensare di essere "equamente retribuiti" per ogni singola attività che svolgono. Quella è una logica da lavoratore dipendente, il quale ha diritto a un salario, e ha diritto ad alcune tutele, ma in genere non partecipa ai vantaggi del rischio d'impresa (con notevoli e patologiche eccezioni in Italia, dove spesso i dirigenti - tanto nel pubblico quanto nel privato - sono strapagati in proporzione al loro contributo lavorativo, pur essendo dipendenti in tutto e per tutto). Imprenditore e libero professionista spesso devono investire del lavoro gratuito per acquisire un nuovo cliente, e talvolta devono correre il rischio di non essere pagati, talvolta anche per dolo del cliente. Per quel che riguarda il lavoratore dipendente e parasubordinato, sposo quanto scritto qui. Per imprenditori e liberi professionisti le cose sono un po' diverse, anche se resta fermo un diritto morale a un compenso per il lavoro, ed è immorale che cliente e fornitore cerchino di fregarsi a vicenda. Ma non bisogna confondere lavoro gratis e lavoro a scrocco (per esempio la piaga delle gare non retribuite) con networking, tentate vendite, proposte speculative e altro.
- Politicamente, sul Sistema Italia;
- Politicamente, sulla consapevolezza di categoria (con attività Sindacali e Associative, due tipologie diverse di attività di categoria)
- Personalmente, sulla crescita professionale e di consapevolezza personale.
martedì 7 gennaio 2014
Violenza sul Web.
I giornalisti italiani, i commentatori e i politici con più di cinquant'anni e spesso nessuna esperienza di Internet hanno ragione: dilaga la violenza sul web. Ecco un esempio: uno scontro a fuoco con insulti e invocazione alla morte. Il brevissimo filmato è molto drammatico e si consiglia la visione solo a chi non è eccessivamente sensibile.
martedì 24 dicembre 2013
L'Italia pigra dei musei, battuta da tutto il resto del mondo...
Il numero doppio dell'Economist di Natale quest'anno ha un inserto speciale sui musei nel mondo. Contiene un'interessantissima cartina con il numero di musei e il numero di visitatori di alcuni paesi del mondo.
Alcuni dati interessanti:
- Italia: circa 400 musei, con 33,1 milioni di visitatori l'anno
- Olanda: 800 musei, 22,3 milioni di visitatori
- Spagna: 1.500 musei, con 57,5 milioni di visitatori
- Gran Bretagna: 1.700 musei, con 87,6 milioni di visitatori
- Germania: 6.300 musei, con 109,6 milioni di visitatori.
lunedì 16 dicembre 2013
Cos'è la Web Tax e per quale motivo, se il PD propone, il gruppo PDL-FI non obietta...
Qui alcuni motivi per cui la cosiddetta Web Tax (o Google tax, perché nata soprattutto per contrastare la presunta evasione fiscale di Google nell'area della pubblicità online) è piena di bachi.
Fra i suoi difetti, è anche una proposta che aumenta la pressione fiscale sui consumatori, perché si concentra sul pagamento dell'iva, che è un'imposta che in ultima analisi viene tutta pagata dai consumatori e non dalle aziende, per le quali l'iva è indiffernte (salvo i costi contabili e di gestione) e per alcune aziende addirittura potenzialmente vantaggiosa.
Secondo me succede questo: quando queste proposte le fa il PDL, scatta il riflesso condizionato dello pseudo-antifascismo, e quindi elettori e giornalisti di sinistra si mobilitano contro.
Quando queste proposte le fa il PD (con l'appoggio esterno dell'M5S, in questo caso), al gruppo PDL-FI va benissimo perché sono perfettamente in linea con gli interessi del partito e dei suoi finanziatori, mentre buona parte degli elettori e giornalisti di sinistra non capiscono di cosa si tratti.
Aggiornamento: qui una bella analisi sulla Google Tax, con i veri motivi per cui è stata creata: cercare di difendere lo status quo pubblicitario italiano, in cui la parte del leone la fa la tv (e quindi Rai-Mediaset), ma ci sono importanti convitati (Gruppo Repubblica-Espresso, Corriere della Sera, Rizzoli, La Stampa, Pagine Gialle...).
venerdì 13 dicembre 2013
Detrazioni fiscali per i libri: l'antiquariato progressista del PD
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| Non sarà un po' troppo hi-tech? |
La detrazione d'imposta è del 19%, quindi si tratta di 190 euro se si acquistano mille euro di libri. In pratica, grosso modo, è uno "sconto 20" di stato, Occorre ovviamente "adeguata documentazione fiscale" (non è ancora spiegato quale: si suppone fattura o scontrino parlante). Non è ancora chiaro da quando sarà fattibile la detrazione, se da subito e per sempre, oppure se per uno specifico periodo.
Ci sono due problemi, collegati fra loro:
- Sono esclusi gli e-book
- Quindi l'obiettivo è spingere la vendita di libri cartacei, non libri in generale.
- Demagogico nelle intenzioni, perché finalizzato a blandire gli intellettuali tradizionalisti e le case editrici tradizionali con ampio catalogo cartaceo
- Reazionario, perché penalizza ulteriormente l'acquisto di ebook, già penalizzati dall'iva al 22%
- Elitario nei benefici, perché penalizza i piccolissimi editori, favorendo editori medi e grandi
- È un aiuto ai librai, non alla diffusione della lettura (soprattutto se emergesse che sono esclusi anche gli acquisti online).
- Se poi il provvedimento non esclude la vendita diretta porta a porta, comprenderebbe anche un piccolo conflitto di interessi: il ministro Massimo Bray è stato direttore editoriale dell'Istituto dell'Enciclopedia Treccani, e i prodotti editoriali Treccani vengono venduti (piuttosto aggressivamente) anche porta a porta. È evidente che la parziale detraibilità dell'acquisto diventerebbe un argomento di vendita piuttosto forte a disposizione della rete di vendita Treccani. Senza contare (vedi punto 2) che le enciclopedie cartacee sono diventate obsolete sin dall'invenzione dei cd-rom, per non parlare di Wikipedia (nata nel 2001).
- Detraibilità fiscale dell'acquisto di ebook reader
- Riduzione dell'iva degli ebook, parificandoli ai libri cartacei
- Detraibilità fiscale anche degli acquisti di ebook.
AGGIORNAMENTO 4 febbraio 2014 - Il "bonus libri" diventa "bonus librai" (Sole 24 Ore) con aggiunta di diverse complicazioni burocratiche (consiglio di leggere qui la ricostruzione e i commenti di Massimo Mantellini).
martedì 10 dicembre 2013
Come disdire il canone Rai, procedura passo passo
| Elefante che dorme. Chissà perché, mi fa pensare alla Rai. |
Qui ho raccontato le mie traversie per disdire il Canone Rai, con gli ostacoli posti dall'ottusa burocrazia contro l'esercizio di un mio sacrosanto diritto (non possiedo più nessun televisore).
Per aiutare chi si trova nelle stesse condizioni, ecco i diversi passi da fare se si vende o si regala il proprio televisore.
- Trovare un amico o conoscente interessato a comprare il televisore o riceverlo in regalo;
- Farsi dare tutti questi dati: nome completo, indirizzo completo, codice fiscale, numero di abbonamento Rai;
- Scrivere la lettera di disdetta indicando tutti i dati del punto 2 più marca e dimensioni in pollici dell'apparecchio tv regalato o venduto;
- Firmare la lettera e farla firmare all'amico;
- Spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno a Sportello S.A.T - Casella Postale 22 - 10121 Torino
Qui l'elenco delle apparecchiature per cui si deve pagare il Canone tv
Attualmente in Italia NON si deve pagare per computer, smartphone e apparecchi radio in case private. Si paga solo per apparecchi tv, videoregistratori con sintonizzatore, chiavette usb con sintonizzatore e apparati simili.
lunedì 9 dicembre 2013
Come disdire il canone Rai (affrontando gli ostacoli del burosauro analogico)
| L'amichevole burocrazia che tutela la Rai |
Da dieci anni guardo pochissimo la tv, preferendo film e serie tv in dvd per la mia dieta mediatica. Da tre anni, quando mi sono trasferito, non ricevo i canali Rai e vedo malissimo i canali Mediaset perché non ho l'antenna sul tetto. Con il passaggio della Toscana al digitale terrestre (avvenuto diversi anni dopo la Lombardia), ho perso anche la possibilità di vedere La7, che era l'unico canale nazionale su cui, occasionalmente mi sintonizzavo. Finalmente, mesi fa mi sono deciso: devo disdire il canone Rai, ovvero la tassa per il possesso del televisore.
Ho regalato l'unico televisore che possedevo. E ho quindi intrapreso con fiducia la procedura.
Il tortuoso percorso per disdire il Canone Rai.
Ho preso il libretto di abbonamento e, fiducioso, ho utilizzato l'apposito tagliando (seguendo le istruzioni lì riportate) per comunicare che non possedevo più il televisore. Ho spedito la raccomandata con ricevuta di ritorno l'8 maggio 2013 (non sembra sia possibile farlo online, e anche il fax non è ancora arrivato nel mondo della burocrazia sabauda degli uffici torinesi preposti alla tutela del Canone Rai).
Il 21 giugno 2013 ricevo dalla prima capitale del Regno d'Italia una lettera semplice che dice testualmente:
In riferimento alla Sua comunicazione, si fa presente che la stessa è inefficace per la chiusura del canone TV citato in oggetto, in quanto non contiene gli elementi citati dall'art. 10 del RDL 21 febbraio 1938 n. 246 (convertito nella legge 4 giugno 1938, n. 880), che consente la disdetta nei soli casi di cessione o di suggellamento di tutti gli apparecchi detenuti presso ogni sua residenza o dimora proprie e dei propri familiari anagraficamente conviventi.
Pertanto Lei rimane obbligato/a al pagamento del canone TV.
Burocratese stretto per dirmi che - pur non avendo più nessun televisore in casa - dovevo continuare a pagare il canone perché non avevo ottemperato un Regio Decreto.
Ho cercato lumi su Internet e ho trovato il Regio Decreto in questione. In pratica, se regali la tv e disdici il canone per questo, devi anche comunicare indirizzo e generalità di chi riceve l'apparecchio (nel RDL si parlava di apparecchi radiofonici, perché la tv non era ancora stata inventata). Tre domande:
- Ma non potevano scriverlo nel modulo per le comunicazioni da me usato?
- E se avessi portato l'apparecchio in discarica?
- E adesso, invece di citare un'oscura legge, perché non mi allegate il modulo con tutto quello che devo fare, scrivere, dichiarare?
Mi armo di pazienza, chiedo tutti gli estremi alla persona a cui avevo regalato l'apparecchio (compresi codice fiscale e numero del suo canone TV) e mando tutti i dati per raccomandata AR.
A fine settembre, con data 3 settembre, mi arriva una seconda lettera semplice, più articolata della prima. Non la trascrivo (è lunga mezza pagina fitta fitta) ma in sintesi mi dice:
i dati che hai mandato non sono sufficienti, ci occorre anche la marca del televisore.
Fortunatamente questa volta sono più user friendly: allegano anche il modulo da compilare con tutti i dati, da firmare e far firmare anche al fortunato beneficiario del televisore in dono. Ancora tre domande:
- Perché non me l'avete mandato insieme alla prima lettera questo modulo?
- Meglio ancora, perché il modulo non lo allegate al libretto dell'abbonamento?
- Non è che lo fate apposta per ostacolare le disdette, anche quelle legittime?
Mi ri-armo di pazienza, compilo il modulo in ogni sua parte, indicando anche la marca del televisore, firmo, lo faccio firmare e quindi spedisco con la mia terza raccomandata AR.
Il lieto fine
Finalmente, il 19 novembre, mi arriva una lettera datata 6:
Gentile contribuente,[la "è" con l'apostrofo al posto dell'accento è nell'originale. Non sanno che le tastiere dispongono delle lettere accentate]
si comunica che in base alla disdetta presentata e' stata disposta la chiusura di quanto citato in oggetto a decorrere dal 1/2014.
Dall'8 maggio al 6 novembre sono sei mesi e tre raccomandate per disdire il canone Rai. E, se non avessi cominciato la procedura in maggio, sarebbe magari anche andata a finire con l'obbligo di pagare comunque il canone 2014, perché l'ottusa decorrenza probabilmente sarebbe scattata dal gennaio 2015!
La complessità della burocrazia italiana è nota. Da questa case history risulta evidente anche la volontà di ostacolare il contribuente-utente-cittadino negli adempimenti, invece di cercare di facilitarlo.
Qui la procedura passo passo con tutte le indicazioni pratiche.
domenica 17 novembre 2013
Berlusconi e Alfano: "Due partiti is meglio che uan"
Normalmente non sono un dietrologo, però l'operazione Alfano-Berlusconi potrebbe anche essere un disegno strategico. La scissione con nascita dei due movimenti mi sembra troppo sincronizzata. Due partiti possono prendere più voti di uno perché un Partito A + un Partito B consentirebbero di intercettare sia i fedelissimi di Berlusconi, sia coloro che non voterebbero mai PD ma si sono finalmente stufati delle bugie e delle giravolte del Grande Imprenditore. Gli elettori di centro-destra stanchi di Mister B in caso di elezioni potrebbero rivolgersi ad Alfano invece che a Monti, Renzi o altri candidati leader di qualsiasi genere.
C un ulteriore vantaggio, tattico e immediato: adesso Berlusconi con Forza Italia può fare opposizione al governo pur mantenendo un piede dentro, indirettamente, attraverso Alfano e i "dissidenti". Insomma, Berlusconi ha le mani ancora più libere rispetto al solito.
Anche se non ci fosse un disegno consapevole a priori, Berlusconi è comunque un asso nel trarre vantaggio da qualsiasi evento, anche quelli apparentemente più avversi. Il primo vantaggio, fare opposizione al governo che lui stesso ha appoggiato e favorito, sfilandosi surrettiziamente da ogni responsabilità su Imu, tasse, crisi economica, è già evidente.
Inoltre in caso di future elezioni possono verificarsi due risultati: il centro-destra vince, e allora Forza Italia Bis può trovare un naturale alleato nel nuovo movimento di Alfano; oppure il centro destra perde, e allora, per fare opposizione, Berlusconi non ha bisogno di nessun alleato, perché, con la sua potenza economica e mediatica, può comunque esprimere una fortissima opposizione al governo anche con un partito ridotto in termini percentuali. Va inoltre tenuto presente che, allo stato attuale, salvo imprevisti, è molto difficile che Forza Italia scenda sotto il 10-15% dei voti. Se scendesse così tanto sarebbe una grande sconfitta elettorale, ma resterebbe comunqe un partito di peso. E quando il capo è miliardario, editore e proprietario di televisioni, anche col 3% si conta qualcosa. Anche se sta invecchiando.
sabato 31 agosto 2013
Come funziona il marketing in Italia (e gran parte di tutto il resto)
| Il libro fondamentale per capire il marketing aziendale e la pubblicità italiana. |
"Caro mio, qui è come il Gattopardo. Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi."
"Ma no, perché nulla cambi si fa prima a non cambiare un cazzo, da' retta a me."
L'uomo di Marketing e la variante limone, di Walter Fontana





