Visualizzazione post con etichetta copyright. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta copyright. Mostra tutti i post

venerdì 15 luglio 2011

Alcune cose sul diritto d'autore: miti, falsi miti e opportunità positive

La tutela del diritto d'autore non è una questione binaria: copia digitale MALE/copia digitale BENE. È molto più sfumata e, oltre ai pericoli della diffusione digitale (in certi casi mal compresi) occorre concentrarsi anche sui benefici.

Inoltre, è un falso mito che la legislazione attuale protegga gli artisti: protegge gli editori e chi ha i soldi per pagarsi avvocati specializzati. Ne parlo qui, sul blog di ADV Express.

venerdì 31 dicembre 2010

Il Miami's World Erotic Art Museum rivendica la proprietà assoluta

Un interessante problema di copyright è sorto fra il fotografo Thamas Hawk e il Miami's World Erotic Art Museum relativamente a foto pubblicate su Flikr. In base a quanto scrive Thomas Hawk, il World Erotic Art Museum di Miami consente ai visitatori di fare fotografie. Per impedirne però la diffusione online, il museo utilizza lo strumento legale del DMCA Digital Millenium Copyright Act per attribuirsi la proprietà totale del copyright degli oggetti esibiti nel museo, laddove invece i diritti di riproduzione di un dato oggetto andrebbero ripartiti fra l'autore e chi possiede fisicamente il dato oggetto. Per fare un esempio, la Gioconda è fisicamente presso il Louvre di Parigi. Ma questo non significa che automaticamente il museo del Louvre detiene il copyright della Gioconda che invece sarebbe appartenuto a Leonardo da Vinci se questo fosse ancora vivo o ai suoi eredi se fosse deceduto da meno di 75 anni.

Nel caso della Gioconda, la sua riproduzione ormai è talmente di pubblico dominio che sarebbe impossibile per il Louvre rivendicarne il copyright. Ma se un collezionista trovasse un quadro sconosciuto di Leonardo,  mai fotografato prima, potrebbe rivendicarne il copyright? Sarebbe come se chi, trovando un inedito di Shakespeare o di Alessandro Manzoni, ne diventasse il proprietario assoluto, tanto dell'oggetto quanto del contenuto intellettuale. Può darsi che in qualche paese questo sia legalmente possibile, però secondo la logica (il copyright serve per tutelare il diritto dell'autore a ricevere un compenso dal suo lavoro, non il proprietario fisico dell'oggetto) sarebbe palesemente assurdo.

[Nota: Fra l'altro, una certa difficoltà a trovare il sito del World Erotic Art Museum di Miami su internet illustra il fatto che forse non conoscono bene la rete e le sue caratteristiche, almeno per quel che riguarda la Search Engine Optimization. Facendo la ricerca "Miami World Erotic Art Museum" non trovo il sito ufficiale nelle prime tre pagine, laddove tale ricerca, normalmente, se il sito è fatto bene, dovrebbe riportare il sito in prima pagina, se non addirittura come primo risultato (ricerca fatta il 31 dicembre 2010 - i risultati nel tempo possono cambiare).]

lunedì 28 giugno 2010

Shakespeare a Viareggio

William Shakespeare, utilizzando spesso materiale di seconda mano, trame già viste e personaggi concepiti originalmente da autori precedenti, è diventato probabilmente il più grande scrittore del mondo, dimostrando che l'originalità dell'idea non sempre vale quanto dialoghi, trattamento, psicologia e complessità dei personaggi.

Tanto per dire quanto può valere uno scrittore per il suo paese, libri, dvd, rappresentazioni teatrali, turismo culturale e tutto l'indotto scespiriano valgono per la Gran Bretagna circa l'1% del prodotto interno lordo. Alla faccia dei retrogradi che pensano al pil solo in termini di acciaierie e industrie automobilistiche.

E il tutto con testi che sono di pubblico dominio da almeno 350 anni.

Per aggiudicarsi una piccola fettina di questa torta, a Viareggio si tiene la sesta edizione dello Shakespeare Festival, dall'8 luglio al 5 agosto 2010, con spettacoli in italiano e in inglese. Il luogo è Villa Borbone, sul viale dei Tigli, a metà strada circa fra Viareggio e Torre del Lago. Il programma dello Shakespeare Festival 2010 è qui.

lunedì 26 aprile 2010

Sindacato Miliardari - Le meraviglie della Siae

Pochi sanno che la Siae, Società Italiana Autori ed Editori -- uno di quegli strani "sindacati" corporativi che riuniscono insieme quelle che dovrebbero essere controparti (Autori & Editori) -- chiede e incassa i diritti per l'esecuzione dell'inno d'Italia prima delle cerimonie sportive.
La cosa ha dell'incredibile, soprattutto se si pensa che l'Inno di Mameli, per definizione, dovrebbe essere patrimonio nazionale e l'eventuale esibizione dovrebbe essere incoraggiata in ogni modo, invece che penalizzata da una procedura burocratica volta ad incassare un compenso variabile da alcune decine di euro fino a 290 euro per una partita nazionale.

La Siae, che a parole difende la cultura e provvede che i poveri autori delle opere dell'ingegno ricevano il loro compenso, più o meno per la musica funziona così: tutti gli incassi delle esecuzioni che non possono essere esattamente determinati (le vendite dei dischi sono determinate con buona approssimazione; le esecuzioni pubbliche di musica varia attraverso radio, filodiffusione, impianti audiovisivi posti in locali pubblici invece no), compreso il famoso equo compenso sui supporti magnetici, vengono divisi forfettariamente fra tutti gli autori, detratti i costi di gestione della Siae stessa, in proporzione alle loro vendite.

Questo significa questo (semplificando, perché i criteri effettivi sono molto complessi): la Siae incassa i soldi dell'esecuzione dell'Inno di Mameli. Parte di questi soldi servono a coprire il funzionamento della Siae stessa (e gli stipendi dei suoi dirigenti). Siccome in genere non è possibile identificare chi sono esattamente gli esecutori aventi diritto di quella particolare esecuzione dell'inno, il resto viene diviso in proporzione alle vendite fra tutti gli autori iscritti alla Siae: grandi parolieri, autori televisivi, cantanti famosi. In pratica, in questo caso, soldi che vengono chiesti ad associazioni sportive non profit per trasferirli principalmente a qualche centinaio di milionari in euro, già ricchi dai diritti delle vendite dei loro dischi, o già più che benestanti grazie al loro lavoro di autori tv. Qualche briciola agli altri.

Lo stesso meccanismo vale per i soldi incassati per l'equo compenso, la tassa su cd e dvd vergini, dishi rigidi, riproduttori Mp3, iPod, e marchingegni audiovisivi vari. Una vera e propria spartizione fra alti dirigenti (che derivano il loro potere dal fatto di amministrare queste enormi somme di denaro) e autori già ricchi.

martedì 23 marzo 2010

Copyright: quel che è mio è mio, e quel che è tuo è mio

Un'interessante gaffe industriale-editoriale.

Giulio Mozzi, scrittore professionista e redattore di una casa editrice manda un articolo al supplemento del Sole 24 Ore per intervenire in un dibattito sulla letteratura. Chi dirige il supplemento decide di pubblicarlo e, sotto l'articolo, appare la scritta © Riproduzione riservata.

Ma l'articolo di chi è? Di chi l'ha scritto o di chi lo pubblica?

In realtà la dicitura © Riproduzione riservata può anche voler dire semplicemente: "guarda, se vuoi riprodurre questo articolo, prima devi chiedere e metterti d'accordo con noi". Ma questo contrasta, ad sempio, con la logica di Internet, in cui si linka e si cita (in genere) liberamente e, sempre in genere, si desidera essere linkati e citati il più possibile.

Inoltre -- anche se nella realtà l'incidente è dovuto semplicemente al fatto che chi impagina mette la dicitura automaticamente in fondo a qualsiasi articolo, a meno che non gli dicano di non farlo -- l'episodio rappresenta bene l'arroganza che spesso i Grandi Editori Italiani dimostrano nei confronti di Internet, dei colleghi più piccoli e anche dei loro lettori: rendono difficile l'accesso ai loro contenuti, ma saccheggiano a piene mani dai contenuti altrui: video user-generated che vengono etichettati come la Web TV del Grande Editore, copia-incolla di comunicati stampa, persino copia e incolla da Wikipedia o copia e traduci da siti stranieri.