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mercoledì 17 aprile 2013

Voto online e democrazia diretta: perché è ancora troppo presto


Il voto online sembra una procedura facile e veloce, per chi non ha mai studiato il problema.

In realtà gestire consultazioni, referendum e voti online è tutt'altro che facile e richiede un'infrastruttura che ancora non esiste, particolarmente dal lato utente.

Molti profani sono ingannati dalla confusione fra sondaggi, inchieste demografiche e votazioni. Gestire un voto, un referendum o una qualsiasi consultazione attendibile è molto più difficile e complesso che gestire un semplice sondaggio online, scientifico o no.

Mentre gestire un sondaggio non scientifico è facilissimo (molti siti lo fanno, e persino singoli utenti) e gestire un sondaggio con attendibilità scientifica è solo un po' più complesso ma basta rivolgersi a degli esperti, di sondaggi & di tecnologia informatica, gestire un voto o un referendum online è diabolicamente complesso. E infatti tutti i sistemi di "televoto" in uso vengono dedicati a questioni relativamente poco importanti (il Festival di Sanremo, trasmissioni televisive) e sono basati sul telefono, ma non garantiscono al 100% che un call center non possa mettere a segno voti multipli in gradi di influenzare, anche solo marginalmente, la consultazione. E comunque, gli utenti motivati che dispongono di più telefonini e una linea domestica possono impunemente dare due o tre voti allo stesso cantante, cosa che in una consultazione politica non può essere ammesso.

Il grosso problema è questo: garantire l'autenticità del voto insieme all'anonimato.

I modi comuni per identificare un utente in rete sono diversi, ma nessuno è univoco né perfetto. Ad esempio:

  1. Assegnare un identificativo e una password. Ma nessuno può garantire che questi vengano usati solo da quella particolare persona. Inoltre una stessa persona può procurarsi più identificativi, se vengono assegnati in forma anonima:  vedi ad esempio gli acquisti online.
  2. Utilizzare il telefonino per votare. Il telefonino è un modo abbastanza buono per identificare un utente: il numero è personale, anche l'apparecchio ha un numero di serie univoco. Il problema è che una stessa persona può possedere o avere accesso a più di un telefonino. Perché il telefonino possa essere usato in modo affidabile per un voto online esteso a tutta la popolazione, occorrerebbe che tutti i maggiorenni dispongano di un telefonino; e che questo venisse assimilato a un documento di identità (ma solo uno dei telefonini accessibili a una data persona). 
  3. Identificare la persona con un indirizzo e-mail univoco. Stesse problematiche del punto 1 e 2. Inoltre larga parte della popolazione italiana e mondiale non usa ancora l'e-mail, mentre una parte della popolazione dispone di innumerevoli indirizzi e-mail.
  4. Identificare la persona con il codice fiscale. È facile evitare che uno stesso codice fiscale voti più volte, ma è difficile evitare che una persona utilizzi diversi codici fiscali di persone non interessate al voto oppure conniventi per dare voti multipli.
  5. Identificare una persona con la carta di credito o con il bancomat. Stesse problematiche del punto 2.
  6. Attribuire a ciascun cittadino una tessera elettronica non falsificabile utilizzabile come mezzo per votare (sistema analogo alla scheda elettorale).
Resta però il problema dell'anonimato del voto: per la natura stessa del software, che se non è aperto è noto solo a chi lo ha creato, l'unica possibilità è fidarsi del produttore delle macchine hardware-software di gestione.

Per disporre di un sistema di voto online inoltre non basta "mettere su il sito" e attendere che la gente voti. Esiste anche un ulteriore problema, non trascurabile: la gestione del picco di traffico sul sito, cosa che si è vista con l'imprevisto successo dell'ultimo censimento nazionale, in cui il sito dell'Istat ha avuto difficoltà nel gestire l'afflusso di cittadini desiderosi di compilare online.

In sintesi: avere un sistema di voto online sicuro non è impossibile, però è soggetto a due esigenze contrapposte e difficili da mediare:
  • Sicurezza. Più il sistema è sicuro, più è difficile da usare, oppure richiede soglie di accesso difficili da implementare e mantenere (esempio: un terminale sicuro in ogni casa, un identificativo sicuro per ogni adulto, oppure soluzioni software basate sulla crittografia a chiave pubblica che non richiedono oggetti hardware ma possono essere complessi da gestire anche per utenti evoluti, figuriamoci gli utenti semi-analfabeti).
  • Anonimato. Più il sistema garantisce l'anonimato del voto, più è difficile garantirsi contro gli abusi, dagli hacker che insidiano il sito, ai voti multipli.
Anche il voto cartaceo non è esente da problemi e brogli elettorali. Ma per ora allestire duemila gazebo come per le primarie del PD (utilizzando migliaia di volontari), o allestire le sedi elettorali in tutte le scuole per il momento è molto più facile e relativamente più sicuro.

Aggiornamento: anche Paolo Attivissimo parla di voto elettronico, qui, in un post scritto qualche giorno dopo questo che sostanzialmente conferma, in altro modo e da altri punti di vista, i dubbi che ho espresso su utilizzabilità e sicurezza del voto elettronico e online.

domenica 18 dicembre 2011

Siete ignoranti digitali? È arrivato il momento di nasconderlo

Il computer HP 9830A Tecnologia digitale del 1970
Ascolto tutte le domeniche Black Out - Radio2 e mi piace. Però, quando possibile, ho preso l'abitudine di protestare ogni volta che sento manifestazioni di ignoranza digitale, piuttosto diffuse fra i conduttori delle trasmissioni di Radio 2. Ho comprato il mio primo computer nel 1985 (ventisei anni fa) e posso dire che il digitale non è una strana novità ma è una cosa vecchia. Credo che in Europa solo in Italia il digitale continui ad essere presentato come una strana novità di cui diffidare.

Il monologo di Enrico Vaime domenica mattina 18 dicembre 2011 sarebbe stato d'attualità nel 1995. Oggi quel monologo e la complicità che sottintende fra "non digitali" è purtroppo solo la dimostrazione di quanto è arretrato il nostro paese.

Ad esempio, il caso raccontato nel monologo, la sceneggiatura scomparsa "schiacciando un tasto", non è un incidente o una prova della fragilità del digitale: è, purtroppo, solo una dimostrazione di inconsapevole ignoranza e incompetenza. Se "schiacciando un tasto" il documento sparisce, è solo la prova che non hai fatto nessuna copia di sicurezza. Colpa tua, come partire in auto per il deserto con il serbatoio in riserva.

L'ignorante digitale non se ne rende conto, ma è esattamente come dire: - "Non mi fido di questa novità del gas in casa: un mio amico s'è fatto le uova al tegamino e ha incendiato la cucina". Oppure: - "Non mi piace questa novità dell'automobile: ho fatto guidare mio figlio di otto anni e ci siamo schiantati contro un muro".

In tutti e tre gli esempi (sceneggiatura perduta, incendio in cucina e incidente col figlio di otto anni alla guida) si tratta di ignoranza e incompetenza, non di problemi specifici dello strumento.

Essere ignoranti digitali non è una colpa e può essere una libera scelta, come non guardare la tv, non prendere la patente o decidere di non leggere libri. Però, come nel caso non leggere libri, nel 2011, a quasi quarant'anni dall'invenzione del personal computer, sarebbe meglio vergognarsene e nasconderlo, invece di esserne beffardamente orgogliosi.

domenica 17 luglio 2011

Chi è Spider Truman? Alcune osservazioni e ipotesi tecniche

Ho visto la pagina Facebook di Spider Truman (I segreti della Casta di Montecitorio) domenica 17, in mattinata, quando era a 30.000 contatti e ha dato la notizia che voleva aprire un blog come backup nel caso gli chiudessero la pagina. Quando ho visto il blog, su Blogger, aveva circa 1500 persone che lo seguivano, segno che le visite dovrebbero essere molte migliaia. Nella serata di domenica, i "Lettori fissi" su Blogger erano già 3900 circa.

Nel pomeriggio di domenica molte persone hanno notato che sono apparsi i primi Adwords. E naturalmente è partita la discussione sull'ipotesi della bufala, del fake, dello scherzo, della trama giornalistica, del virale, del furbo che vuol fare qualche soldo a spese degli altri.

Secondo me, guardando come scrive e come si è mosso, la persona dietro a Spider Truman è:


  1. Sveglio per quel che riguarda la rete;
  2. Ma non abilissimo.
Perché è sveglio (punto 1).
  • In poche ore ha creato una pagina Facebook;
  • Ha capito che la pagina Facebook poteva non essere sufficiente, o poteva facilmente essere chiusa
  • Ha creato un blog come backup
  • E come ulteriore back up ha creato un profilo Twitter come @spidertruman.
  • Infine, ha anche avuto la capacità di attivare il servizio Adwords di Google per guadagnare qualcosa. Possibile fatturato: 0,5 euro ogni mille visite, quindi qualche centinaio di euro al giorno se riesce a mantenere il probabile ritmo attuale di alcune decine di migliaia di visite - diciamo da 50 a 250 euro al giorno se va da 100 a 500mila visite, è molto difficile fare stime più precise senza dati, e soprattutto senza alcuna sicurezza sul numero di visite future. Se il blog si attestasse su un milione di visite al mese, Spider Truman potrebbe contare su un'entrata intorno ai 500 euro mensili.
Perché non è abilissimo (punto 2)
  • Se fosse stato un professionista o comunque un utente di livello professionale, sarebbe partito PRIMA dal blog e poi vi avrebbe collegato la pagina Facebook in automatico
  • Il profilo Twitter NON può essere un backup del blog e di Facebook: caso mai, se vuoi avere un  back up del blog, ti organizzi per creare un mirror su Wordpress.com o un'altra piattaforma di blogging
  • Se ti limiti a un profilo Facebook e un profilo su Blogger e usi un proxy anonimo per accedervi, puoi sperare di non essere individuato. Ma se apri un conto Adwords, poi si pone per te il problema di ricevere i soldi. Come fai senza un indirizzo e un conto corrente in Italia e, sopra certe cifre, un codice fiscale italiano? Vero che uno molto in gamba può aggirare tutto questo creandosi un'identità fittizia in un paradiso fiscale, ma è più facile dirlo che farlo, soprattutto se sei sotto la luce dei riflettori mediatici. Se sei capace di attivare un conto credibile alle Isole Cayman ed evitare le indagini che probabilmente la Polizia Postale sta già facendo (Spider Truman ha preso di mira la Casta e Montecitorio, mica l'assessore all'edilizia di un paesino) siamo a livelli tecnici notevoli, che non mi sembra però siano stati espressi dalle soluzioni adottate finora.
Per quel che riguarda le osservazioni moralistiche sul fatto che ha messo gli Adwords "per guadagnarci", secondo me la contro obiezione è "è che male c'è?". 

Quel che conta è la fondatezza delle denunce. Dopo tutto Gianantonio Stella, Marco Travaglio e molti altri giornalisti incassano i diritti d'autore (in certi casi per centinaia di migliaia di euro, come nel caso di Stella) per i libri che scrivono. Forse uno, per denunciare qualcosa che non funziona, deve assolutamente dimostrare 1. Che lui è onesto; 2. Che nel caso non ci guadagna niente? Quello che conta, prima di tutto è la fondatezza della denuncia. Forse un ladro d'auto non può rivolgersi ai carabinieri, se rubano l'auto a lui?

Aggiunta: Un altro tema è l'autenticità di quanto Spider Truman racconta su di sé. Se racconta il vero è facilmente identificabile e probabilmente a Montecitorio sanno già da ore chi è, o comunque la rosa dei sospetti è piccolissima. Su circa 1700 collaboratori di Montecitorio, quanti sono quelli che lavorano lì da 15 anni e sono stati licenziati recentemente? Probabilmente due o tre, o comunque meno di una decina. Se racconta cose differenti dalla realtà per depistare (ad esempio lavora a Montecitorio da soli dieci anni, oppure non è vero che è stato licenziato, ecc), non dovrebbe essere comunque difficile da identificare, a meno che non sia un assoluto outsider che racconta una storia basandosi su dati pubblici. 

lunedì 21 febbraio 2011

Testimonianza sulla comunicazione digitale

Su Bad Avenue una testimonianza interessantissima sulla comunicazione digitale. Vale la pena di leggere e meditare.

Sintetizzo in due righe. Il problema posto da questa testimonianza è: la comunicazione non è più la grande idea; è la gestione di processi di comunicazione che sono diventati bi-direzionali.

mercoledì 24 novembre 2010

Facebook può mettere in pericolo il Web? Rischiamo la "feisbucchizzazione" di Internet?

Secondo Tim Berners-Lee, l'inventore del concetto di World Wide Web, l'emersione di fenomeni come Facebook può mettere in pericolo l'universalità del Web e i vantaggi che ne conseguono (interoperabilità, multiculturalità, resilienza, capillarità e diffusione e, soprattutto, apertura alla sperimentazione).

Effettivamebte Facebook è un fenomeno travolgente nell'ambito della Rete. Già oggi risulta che sui browser degli utenti americani una pagina su cinque proviene da Facebook. Questo significa che un quarto delle pagine visualizzate proviene da un unico dominio, facebook.com.

Facebook inoltre è un assorbitore di dati. Normalmente questo blog dovrebbe generare un certo numero di commenti. Quel che da un paio d'anni succede in molti blog è che il rapporto visitatori/commenti è molto diminuito, perché in genere chi intende commentare invece preferisce condividere il post su Facebook e poi eventualmente commentare lì.

Questo da una parte amplia la visibilità dei siti (qualcuno li vede nelle grandi praterie di Internet, qualcuno li vede nelle condivisioni su Facebook), dall'altra però sottrae interazione: i commenti che verrebbero fatti nel blog vengono invece fatti su Facebook, in n rivoli differenti.

Un altro "fattore Facebook" è il fatto che persone fisiche, piccole associazioni e piccole aziende adesso, invece di creare il proprio sito web, possono crearsi la pagina Facebook (molti sbagliano e addirittura si creano un profilo personale per l'azienda invece di una pagina pubblica...), ottenendo a costo zero una visibilità su internet che non è uguale ma è paragonabile a quella di un blog di un sito web.

Se questa è una grossa facilitazione per chi altrimenti aspetterebbe ancora ad affacciarsi al mondo del marketing online, dall'altra parte assistiamo a una enorme omogeneizzazione della comunicazione online.

Analoghi ragionamenti possono essere fatti a proposito di iTunes, che, pur essendo meno pervasivo di Facebook, per certi versi è ancora di più un giardino cintato all'interno di Internet.

Personalmente non credo che Facebook "assorbirà tutto", ovvero credo che anche Facebook avrà il suo ciclo di crescita, consolidamento e stasi. Però, come in passato è esistito il pericolo di una vittoria finale Microsoft, una vittoria finale di Google e altre possibili "vittorie finali" per la dominazione totale di un mercato o di un ambiente, anche adesso il pericolo esiste. Ed è la la feisbucchizzazione di Internet, in cui le principali decisioni tecniche, tecnologiche e ideologiche vengono decise dalla direzione di Facebook.

sabato 28 febbraio 2009

Strategia del rinvio

Due riflessioni interessanti su Italia e nuove tecnologie: Chi ha paura dell'IT di Giuseppe Cubasia su Punto Informatico, e Facebook non basta, di Alessandro Bottoni.

Non approfondisco ulteriormente, ma secondo me, unendo le due cose (la prospettiva trentennale evocata da Cubasia e le attuali diffidenze politiche sul possibile ruolo di Internet evidenziate da Bottoni) si può pensare che da decenni esiste una strategia di rallentamento delle nuove tecnologie in Italia, dovuta a diversi motivi:

1. Diffidenza culturale;
2. Rendite di posizione dei fornitori di telefonia, connettività ecc;
3. Protezionismo e rendite di posizione della TV generalista;
4. Antica esperienza dei governanti italiani che prediligono classi sociali meno alfabetizzate (l'Italia è sempre stata in coda nelle classifiche di alfabetizzazione dei paesi europei)